“Scuola, giovani e ansia”: tema complesso che si presta a diverse considerazioni. L’Araldo ha interpellato alcuni dirigenti scolastici per fare il punto della situazione negli istituti superiori vigevanesi.

Elda Frojo dirigente scolastico all’istituto “Casale” spiega che «l’ansia talvolta deriva anche dalla “presenza” del registro elettronico. Dal fatto che spesso i genitori difendono troppo i figli. L’aumento della fragilità è spesso connesso al clima affettivo che respirano, rispecchia i disagi che ha la coppia genitoriale. I ragazzi sono più fragili perché non hanno dialogo, non si sentono compresi, capiti. L’ansia deriva dalla solitudine: io li vedo, camminare nei corridoi, con il cellulare in mano, oppure chi non ce l’ha sta lì ma è solo, non parla con i coetanei».

SFIDA DA COGLIERE Per Alberto Panzarasa, dirigente del liceo “Cairoli”, «dobbiamo lavorare per aiutare i ragazzi a gestire l’ansia che sta emergendo: negli ultimi anni hanno vissuto momenti difficili, penso al periodo del Covid, alla didattica a distanza, situazioni destabilizzanti che hanno fatto sentire il loro effetto dopo parecchio tempo e infatti l’ansia che manifestano è maggiore rispetto al pre-Covid. La scuola deve fare capire il senso di un voto, soprattutto quando è negativo, che non parla del valore dello studente». Infatti l’ansia in molti casi è correlata ai voti, tanto che in alcune scuole italiane si stanno sperimentando percorsi senza voti che si pongono l’obiettivo di eliminare la competizione e lo stress legato all’essere valutati.

Secondo Stefania Pigorini, dirigente dell’istituto Omodeo di Mortara, «la restituzione dei risultati della prova sia espressa con numeri, percentuali o giudizi non è determinante: un quattro o un “gravemente insufficiente” possono avere lo stesso effetto ansiogeno se non sono accompagnati da una motivazione che aiuti lo studente a individuare punti di forza e di debolezza della sua preparazione per migliorare».
SIAMO DI PIU’ Occorre rompere l’associazione voto-valore dell’individuo. «Il voto non è un giudizio di valore sulla persona – chiarisce Pigorini – il problema è il significato e l’aspettativa che si crea intorno al “voto”. Si studia per imparare non per avere un bel voto». Chiarito questo, sembra semplicistico ridurre il tema dell’ansia tra i giovani al fatto che a scuola ci sono i voti. «Le fragilità degli studenti mi sembra siano di più ampio respiro – conferma Pigorini – negli ultimi anni ho notato difficoltà sempre maggiori ad affrontare una prova, gestire l’insuccesso. Non sono solo le verifiche a scatenare ansia, anche i rapporti con i coetanei, la sensazione di non essere accettati, la percezione dei giudizi dei compagni. Si è registrato un aumento notevole di studenti fragili con attestazioni di specialisti che certificano stati d’ansia legati al contesto scolastico e non solo».

ALLE MEDIE La situazione è leggermente diversa alla secondaria di primo grado. Giovanna Montagna, dirigente dell’istituto comprensivo di viale Libertà, sottolinea che «dall’anno scolastico 2020-2021 è stata introdotta un’importante novità per i bambini delle scuole primarie. I giudizi descrittivi hanno sostituito i voti numerici nell’impianto della valutazione periodica e finale per ciascuna delle discipline previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo. Se l’assenza di voto numerico crea meno ansia da prestazione alla primaria, risulta più complesso sintetizzare la valutazione stessa che deve essere espressa in modo puntuale, evidenziando i punti di forza e debolezza dell’alunno nell’ottica di una valutazione formativa». Col rischio di nascondere nella burocrazia «le maggiori fragilità legate a situazioni familiari difficili, contesti di disagio sociale ed economico». I punti di forza della scuola restano, secondo Montagna, «professionalità del docente, capacità di empatia verso gli alunni e genitori, presenza costante dello psicologo a scuola, sono il nostro vero punto di forza».
Isabella Giardini

