Comunità straniere / Il Ramadan momento di unità

Un momento di riflessione, di preparazione, ma anche di fraternità. Anche la comunità islamica di Vigevano e Lomellina sta vivendo, il mese di Ramadan, che è iniziato la notte tra il 22 e il 23 marzo e si concluderà trenta giorni dopo il 22 aprile, il mese più sacro dell’Islam, in cui si colloca l’apparizione dell’arcangelo Gabriele al profeta Maometto. Nel territorio è diventato ancora più significativo da quando, nel 2021, il Centro islamico si è trasferito nella nuova sede di via Rovereto, che dovrebbe essere inaugurata al termine di questo periodo. «Il ramadan è un mese di preparazione – racconta Hussein Ibrahim, portavoce della comunità islamica – è molto importante e ora possiamo viverlo meglio grazie al nuovo centro di via Rovereto, che consente una maggiore partecipazione della comunità, in particolare delle donne e dei bambini».

SPAZIO APERTO La struttura ha consentito agli arabofoni di Vigevano di avere a disposizione nuovi ambienti. «Ora le donne hanno uno spazio per la preghiera – dichiara Ibrahim – ma anche per incontrarsi, fare attività fisica, stare insieme; noi offriamo diversi servizi, aiutiamo chi è in difficoltà, facciamo corsi di italiano per chi è appena arrivato, in caso di morte sosteniamo i familiari per il rimpatrio della salma». Un punto di riferimento per gli arabi, che sono oltre 3mila e sono il gruppo di stranieri più numeroso in città, anche se non tutti sono praticanti o frequentano il centro.

PERCEZIONE Cosa ha spinto così tante persone a scegliere Vigevano e la Lomellina? «Io penso che sia tutto un po’ destinato. Nel mio caso sono arrivato ad Abbiategrasso, poi ho iniziato a lavorare e mi sono trovato bene a Vigevano, decidendo di stabilirmi qui. Contano anche i costi, che sono ridotti rispetto a Milano, e i gusti, c’è chi da qui si trasferisce nel capoluogo e chi fa il contrario». Altro elemento la percezione positiva da parte della cittadinanza. «All’inizio la diffidenza è normale, basta il comportamento sbagliato di pochi, ma nel tempo questa visione negativa è stata superata, anche grazie al lavoro che abbiamo fatto a partire dal Centro e al contributo che abbiamo dato durante la pandemia. La città ha capito che c’eravamo».

DIMENSIONE PRIVATA C’è anche chi affronta la propria religiosità e il proprio quotidiano senza partecipare all’attività del Centro islamico. E’ il caso ad esempio di Fatima Sayari, 19 anni, e della sua famiglia. «Vivo il Ramadan molto bene, già prima di iniziarlo vedo in me e in altri un atteggiamento di attesa e di gioia, non percepisco il non mangiare come una punizione, mi concentro sulla possibilità di migliorare me stessa e avvicinarmi alla religione». La fame ogni tanto bussa, «ma non la sento più di tanto, anzi digiunando ti accorgi che mangiare ti porta via tanto tempo che puoi dedicare ad altro». In ogni caso il momento della cena

«è bello perché si riunisce tutta la famiglia, ci si aspetta»

mentre per il pasto prima dell’alba ognuno si regola in maniera diversa. C’è chi mangia a mezzanotte e poi dorme fino alla mattina, chi si sveglia alle quattro e poi torna a letto. Accanto alla dimensione confessionale, ce ne è una identitaria, soprattutto per le seconde generazioni. «Mi sento sia tunisina sia italiana, da un lato percepisco le origini dall’altro sono nata e cresciuta qui, la mia prima lingua è l’italiano. La cosa strana è che quando sono in Tunisia mi sento più italiana, quando sono in Italia più tunisina, perché percepisco di più di essere guardata come “straniera”».

Giuseppe Del Signore

Le ultime

L’Inchiesta / All you can eat: il business di mangiare senza limiti

Sempre più grandi e con sempre minore concorrenza, gli...

Gambolò, una sfida al femminile

Un vero e proprio poker di donne quello che...

Vigevano, un parco chiuso e porfido al veleno

Quando aprirà il parco di via Podgora? Nessuno lo...

Garlasco, i carabinieri a scuola per parlare di bullismo e legalità

Ottanta studenti a confronto con i Carabinieri per riflettere...

Login