Comunità straniere / Ortodossi a rischio “sfratto”

Una comunità in cerca di spazi e che a breve dovrà rinunciare anche alla piccola chiesa che a ora è il punto di riferimento religioso, ma non solo, di molti fedeli ortodossi originari dell’Europa dell’est.

«La nostra comunità sembra caratterizzata dalla provvisorietà» racconta, con una punta di ironia amara, padre Sergio Mainoldi, sacerdote della parrocchia della “Protezione della Madre di Dio” che, da una quindicina di anni, ha sede al piano terra di Palazzo Riberia, nella zona centrale di Vigevano. Qualche anno fa lo storico edificio era anche stato occupato da alcuni residenti abusivi, una situazione che aveva anche allontanato alcuni fedeli, preoccupati dalla presenza di sbandati negli spazi adiacenti al luogo di culto. Risolta questa situazione, gli ortodossi da luglio dovranno però abbandonare la parrocchia di via della Costa: Palazzo Riberia sarà infatti restaurato e difficilmente quegli spazi saranno concessi nuovamente per il culto.

COMUNITA’ MISTA Una situazione che farà perdere un importante punto di riferimento a una comunità mista, composta perlopiù da ucraini e moldavi (ma anche da fedeli provenienti dall’area slava e dalla Romania) residenti a Vigevano e Mortara, che lì trova occasioni d’incontro e di comunione.

La nostra vita sociale segue la dimensione liturgica – spiega padre Sergio – abbiamo la messa, facciamo catechismo, all’aperto o direttamente in casa dei fedeli, e nelle occasioni di festa organizziamo le agapi: cucinare per gli altri rappresenta un momento importante di aggregazione.

Tutti appuntamenti che consentono alle famiglie di incontrarsi, di rinsaldare i propri legami, di stare in compagnia per battesimi e cerimonie. E nella ricerca di una nuova sede, padre Sergio auspica di trovare un luogo dove poter riunire la propria comunità anche fuori dai momenti più strettamente religiosi: «Tante parrocchie hanno spazi dove vivere il tempo post liturgico. D’altra parte la chiesa ortodossa è una chiesa di partecipazione, e non solo nel rito: noi vorremmo sviluppare maggiormente anche il nostro impegno sociale».

04 Ucraina - padre sergio mainoldi
padre Sergio Mainoldi

UNITI NELLA FEDE Anche perché questo funge da ulteriore strumento di unione, come ha dimostrato la recente mobilitazione per la guerra in Ucraina, paese dove ovviamente moltissimi dei fedeli hanno affetti e parenti: «L’anno scorso abbiamo raccolto molto materiale da spedire. E anche chi transita nello “orlo esterno” della nostra comunità si è avvicinato a noi e si è dato da fare». Non tutti frequentano regolarmente le funzioni, che coinvolgono una media di una 40-45 persone: ma una fede comune può rappresentare un punto d’appoggio nei momenti di difficoltà. «La comunità è in crescita – racconta il sacerdote – la religione serve anche a dare risposte ai problemi delle persone». Tanto che all’ultima messa di Pasqua, la prima dopo le restrizioni pandemiche, sono stati quasi 200 i fedeli che hanno partecipato alla lunga veglia nei giardini di via della Costa.

Alessio Facciolo

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