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Il talento femminile mortificato dal divario di genere. Un vero e proprio impedimento che, ancora nel 2024, vede migliaia di donne lavoratrici in bilico tra vita lavorativa e famiglia. Una scelta categorica che non dovrebbe nemmeno esistere in tempi come questi, dove a farla da padrone è il tema dei diritti. L’Araldo ha voluto dar voce a tre donne lavoratrici, di cui una da poco mamma e una in gravidanza, che hanno dato una loro visione di quanto, ancora nel 2024, sia complicato per una donna affacciarsi sul mondo del lavoro avendo una famiglia.
COLLOQUI «Mentre ero ancora alla ricerca di un posto di lavoro, tenevo costantemente d’occhio gli annunci delle varie farmacie – racconta Anna (nome di fantasia), laureata proprio in scienze farmaceutiche, oggi in dolce attesa – Un giorno mi giunge voce che una farmacia di Vigevano stava cercando personale, quindi mi precipito a portare il mio curriculum e la risposta è stata: “ma lei è già sposata o ha intenzione di avere figli a breve?”». Una risposta che ha spiazzato la giovane, tanto da spingerla a riattaccare il telefono in faccia all’indiscreta domanda. «È frustrante perché ha preferito interessarsi alla mia vita privata, piuttosto che alla mia carriera universitaria e lavorativa». Ma questo non è stato l’unico episodio negativo vissuto da Anna. «Sempre a Vigevano c’era una farmacia in vendita – continua – Avere un’attività mia è sempre stato il mio sogno, quindi mi sono fatta subito avanti per un periodo di prova prima del fatidico passo. Il colloquio va bene fino alla domanda: “Scusi ma lei quanti anni ha? Perché credo che al momento il suo interesse sia sposarsi e avere figli, non acquistare una farmacia”». Bastoni in mezzo alle ruote che hanno deluso ancora di più le aspettative della giovane donna.
Per la seconda volta la mia “giovane” età mi ha giocato contro e la cosa più triste è che in entrambi i casi siano state donne a pormi queste domande.
MATERNITA’ Se è difficile cercare lavoro quando si è giovani donne e magari con voglia di farsi una famiglia, di certo la situazione non migliora se si è appena diventate mamme. «Vivere maternità e specialità medica insieme non è stato facile – racconta Sofia (nome di fantasia), medico di famiglia e neomamma – soprattutto perché ho ricevuto poco supporto da parte degli enti che avrebbero dovuto affiancarmi». Un aiuto inesistente soprattutto nel momento della maternità. «Non ho nemmeno potuto scegliere quando iniziare il periodo di maternità, ho dovuto anticiparla di un mese rispetto a quello che avrei voluto, per poter poi avere un mese in più dopo la nascita di mio figlio». Ostacoli che non riguardano solo l’ambito lavorativo, ma anche quello universitario. «Nel mio caso c’è stato anche un altro problema – conclude il medico di famiglia – mi sarei dovuta laureare e sia Ats Pavia sia Polis, il servizio di Regione Lombardia che se ne occupa, mi hanno assicurato che avrei potuto farlo nonostante la maternità. Peccato che, in seguito a un riconteggio delle ore svolte, ho dovuto rinviare. Ennesima dimostrazione che la maternità non è particolarmente sentita in ambito medico, è considerata un fatto personale, della donna o al massimo della famiglia, con pochissimo supporto proprio in un settore che avrebbe le competenze e le conoscenze per coglierne la ricaduta sociale».
PRESSIONI Asia infine ha 29 anni e lavora come partita Iva nel campo della comunicazione: «Pressioni esplicite sul lavoro non me ne hanno fatte – racconta – semplicemente ti dicono che chi non può lavorare, non fattura». E a volte non basta avere un contratto per avere un trattamento migliore: «Qualche mese dopo la firma una mia collega ha deciso con il suo compagno di fare un figlio. Per evitare commenti in ufficio ha lavorato fin quasi al giorno del parto e ha quasi dovuto giustificarsi, dicendo che era arrivato per sbaglio e che non doveva accadere in quel momento. Sono pressioni ingiuste: fanno passare che il lavoro deve essere così totalizzante che il resto deve venire dopo».
Rossana Zorzato

