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Nel 2022 le donne che si sono recate agli sportelli del centro antiviolenza Kore di Vigevano sono state circa 200. Nel 2023 c’è stato un leggero calo, di circa una ventina di donne, mentre nei primi mesi del 2024 c’è stato un aumento notevole: una donna al giorno. Nel 2023 c’è anche stato un incremento abbondante di pronto intervento e di emergenza rispetto al 2022: emergenze per l’intervento del pronto soccorso, delle forze dell’ordine o perché alcune donne sono rimaste letteralmente in strada.
I MINORI Ma quante tra queste sono anche madri? E quante con una situazione economica grave e senza una casa di proprietà? «Secondo i dati di Kore – spiega Nicla Spezzati, presidente del centro antiviolenza – una percentuale notevole e preoccupante allo stesso tempo è quella riguardante le donne con minori a carico che si recano agli sportelli: si parla del 75% del totale, quindi tanti bambini che vivono il dramma della violenza come testimoni e a volte vittime a loro volta». A tutto questo si aggiunge la questione della violenza economica, molte donne che non hanno una casa propria o sono senza un lavoro, senza autonomia, dove vanno? Questo è stato proprio l’obiettivo dell’evento “Viva Vittoria”, organizzato dal centro antiviolenza Kore lo scorso novembre che, con i soldi raccolti, permetterà di investire sulla formazione delle persone prese in carico da Kore «perché possano trovare un lavoro e allo stesso tempo avere anche un’autonomia abitativa», come afferma Spezzati. Una decina ha già dato la disponibilità e potrà iniziare il percorso di formazione nel mese di marzo.
IL PROFILO Tra le persone che chiedono aiuto agli sportelli non ci sono solo donne con un basso di livello di scolarità, anzi la media si è alzata e questo vale anche per i maltrattanti.
Ci sono donne che hanno anche delle lauree, hanno dei master e soprattutto tra i maltrattanti pochi si fermano alla licenza media: quasi tutti sono diplomati, ma ci sono anche parecchi laureati.
Da questi dati si capisce quanto al giorno d’oggi nel territorio lomellino esistano ancora gli stereotipi di genere, senza distinzione per il titolo di studio.
GIOVANI Inoltre sta aumentando progressivamente anche il numero delle minori e delle giovani donne dai 15 ai 20 anni che già nelle loro prime relazioni affettive vivono uno stato di sottomissione, sono vittime di violenza psicologica, fisica, ma anche comunicativa: i ragazzi vogliono avere il controllo dello smartphone. Le ragazze, anche se così giovani, sono private della loro libertà. Nell’ultimo periodo secondo Kore c’è anche una crescita fondamentale di donne straniere che si recano agli sportelli, soprattutto tra le giovani generazioni, perché non accettano più le regole della loro famiglia e le imposizioni, soprattutto le nozze combinate dai genitori e imposte avendo studiato qui ed essendosi confrontate con una cultura di tutt’altro tipo.

Nicla Spezzati: «La prevenzione è fondamentale»
I dati raccolti da Kore mostrano quanto il territorio conosca storie di violenza e maltrattamenti, storie che spesso passano sotto traccia non consentendo di cogliere l’ampiezza del fenomeno a Vigevano e in Lomellina. «Mi auguro – dichiara Nicla Spezzati del centro antiviolenza Kore – che questa ondata si fermi, altrimenti le donne da 200 diventeranno 365, una al giorno, e speriamo che non sia così, anche perché noi continuiamo ad avere il cellulare acceso notte e giorno, i colloqui e questa mole di lavoro rischiano di sovrastarci».
Nell’ultimo periodo si è visto l’aumento delle emergenze e questo racconta una situazione d’allarme: «Le donne faticano molto ad andare al centro antiviolenza – afferma Spezzati – a denunciare, perché non si fidano, vedono che anche nelle aule dei tribunali devono vivere una seconda vittimizzazione, sono veramente in grande crisi». Gli stereotipi di genere permangono ancora in maniera ampia nel territorio. A tale proposito, dalla scuola materna alle superiori, soprattutto nelle classi in cui vi è il maggior numero di studenti maschi, si sta cercando di lavorare «in modo da trovare insieme delle modalità di abbattimento degli stereotipi. L’indicazione riguardo a ciò viene da Regione Lombardia, perché la prevenzione diventa fondamentale».
Giulia Beretta

