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Autonomia, infrastrutture, sanità, nucleare. Temi cruciali, quelli affrontati da Assolombarda. Ma qual è il punto di vista delle organizzazioni sindacali?
L’AUTONOMIA Massimo Balzarini, segretario confederale Cgil Pavia: «Diciamo che questa cosa dell’autonomia regionale viene usata spesso come alibi. La Lombardia non è autonoma, ma la situazione positiva del Pil è frutto del fatto che molte multinazionali hanno sede a Milano. Ci sono temi in completa autonomia, come Trenord, dove i risultati non sono tra i migliori. La sanità è un altro capitolo che non brilla, è un problema strutturale del Paese. Rivendichiamo poi il fatto che l’automotive non sia strategico: non si fa ricerca, ma ci si limita a fornire un service alla Germania per produrre pezzi di auto». E i lavoratori? «In provincia di Pavia le retribuzioni sono inferiori alla media lombarda e questo giustifica il fatto che e imprese facciamo fatica a trovare le risorse umane». Altro capitolo, le infrastrutture:
Non esiste un progetto integrato, ci sono singole città, come Vigevano, che sono di fatto isolate, scollegate dai grandi centri come Milano. Manca una strategia complessiva su temi che la Regione potrebbe gestire. La ricerca farmaceutica ad esempio potrebbe essere un elemento di traino.
IL CAPITALE UMANO Marco Contessa, segretario generale Cisl Pavia: «Se prendiamo il punto di vista di Spada, presenta il mondo industriale al meglio, ma sono dispiaciuto di non aver colto nessun riferimento al capitale umano e al dialogo e al confronto con le organizzazioni dei lavoratori. Per mantenere la Lombardia a un alto livello di competitività bisogna tenere i tavoli aperti e coinvolgere i lavoratori». Quindi il tema del nucleare, che divide le coscienze: «Dal punto di vista razionale provare paura è legittimo. Come forma di produzione elettrica però quella nucleare è la prima in Europa e noi partiamo svantaggiati: diventiamo ogni giorno più energivori. Ma usiamo poco i pannelli solari, il giro termico, le pale eoliche, gli impianti di depurazione che producono energia elettrica come nel bresciano. Che il nucleare sia la soluzione migliore non è detto, anche perché gli effetti non sono immediati: ci vogliono almeno 10 anni. Abbiamo necessità di investimenti pubblici con risultati immediati nel geotermico, nel fotovoltaico, e il nostro sistema industriale è più penalizzato perché non è autosufficiente».
VISIONE D’INSIEME Carlo Barbieri, segretario Uil Pavia: «Certo quello della Lombardia è un dato importante. É vero che se fosse una nazione, per il Pil sarebbe al decimo posto in Europa, ma serve una vera politica industriale per rilanciare tutta una serie di problemi, a partire dall’automotive. Le imprese sono in crisi, non c’è una visione d’insieme. Serve una riduzione del cuneo fiscale: il costo del lavoro è sempre di meno e i soldi devono andare non solo agli industriali, ma tornare anche nelle tasche dei lavoratori, per un rilancio del Paese e del nostro territorio. La Lombardia insieme alle regioni dell’Est Italia è vista come un locomotore, ma gli indicatori vedono la provincia di Pavia agli ultimi posti, e serve quindi un rilancio del sistema Paese. I problemi vanno affrontati a livello nazionale e locale».
Davide Zardo

