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La scorsa settimana è stato pubblicato da Crea Sanità (Centro per la ricerca economica applicata in sanità) il rapporto sul sistema sanitario italiano, che prende in considerazione i dati relativi al finanziamento, al funzionamento e al personale della sanità pubblica e privata e del settore sociosanitario. L’indagine 2023 ha dedicato un’attenzione particolare alla condizione degli infermieri, professione che vive una sempre più marcata «mancanza di attrazione» dovuta a salari troppo bassi (rispetto all’Ue e alla media nazionale) a fronte di un lavoro che richiede orari non facili da conciliare con la vita privata.
FASE DI STUDIO Contattato da L’Araldo, il segretario generale della Cisl funzione pubblica Pavia-Lodi Domenico Mogavino, ha dichiarato di «non aver letto il rapporto» e pertanto «non posso dare un’opinione generale su ciò che emerge». Al di là di quanto contenuto nel rapporto Crea, la crisi “vocazionale”, gli stipendi bassi, la difficoltà di reclutare un numero sufficiente di infermieri sono temi noti: tra il 2003 e il 2021 il numero di questi professionisti per 1000 abitanti è passato da 61.0 a 52.3. Questo dato corrisponde a circa 61mila unità di infermieri mancanti. Secondo le previsioni è un numero ancora in aumento per vari motivi.
LE CAUSE Primo tra tutti la professione è “repellente” nel senso che non attrae, infatti ai test d’ingresso per la laurea in infermieristica hanno partecipato 22.957 candidati per 20.059 posti, un rapporto molto basso per un concorso pubblico. Altra causa che allontana gli aspiranti dalla professione è il già citato salario. Rispetto al resto dei paesi europei le retribuzioni sono basse, anche i salari dei medici sono inferiori rispetto a quelli nel resto d’Europa, ma a livello nazionale sono quasi tre volte lo stipendio medio, per gli infermieri invece i redditi sono vicini alla media italiana e anzi leggermente più bassi. Alla luce di questo è difficile ridurre la carenza, senza contare che, come per i dottori, sono molti i laureati che dopo la formazione lasciano il paese per andare all’estero, dove si guadagna di più e lo stress è minore, anche perché in Italia manca un vero e proprio riconoscimento professionale di una figura che si è evoluta e da tempo ad esempio è svincolata dal rapporto col medico, agendo in molti contesti in autonomia, anche se negli organigrammi si continua a calcolare il rapporto tra numero di infermieri per dottore.
Fatima Sayari

