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In Italia, stando ai dati Ocse, le case popolari sono il 3.8% delle case totali. Questi dati (in Regno Unito e Francia arrivano a essere il 15% o il 20% del totale) spiegano perché il tema dell’abitare diventa sempre più sensibile.
PERIFERIA ABITATIVA Pierluigi Albetti (vigevanese e segretario regionale del Sunia, il Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) è netto: «Non venendo destinati fondi al tema diventa impossibile fare manutenzione e/o aumentare il patrimonio immobiliare». Il Sunia ha elaborato il documento “Diritto ad abitare per un’Europa sociale”, che mette in luce risvolti spesso nascosti: «L’abitare è uno degli ambiti in cui sono più evidenti le segregazioni sociali, le conseguenze dell’aumento della povertà, i processi di trasformazione di territori e città oltre che l’affievolirsi dell’intervento e del controllo pubblico» si legge nel documento.
NO-HOUSING Albetti mette sotto il riflettore anche l’housing sociale, contro cui tutte le sigle sindacali si sono date appuntamento il 12 giugno a palazzo Lombardia: «Il modello lombardo è quasi dannoso. Sono costruite nuove abitazioni che però poi sono tolte alla locazione a prezzi popolari per essere vendute. Senza contare poi che non si è fatto nulla per contenere l’aumento vertiginoso dei costi delle utenze».
Non ha senso parlare di alloggi popolari se, ai 50 euro di locazione che queste famiglie pagano, si aggiungono 250 euro mensili di bollette.
AREE INTERNE Le politiche abitative non riguardano solo le città, ma anche le aree interne esposte allo spopolamento, come la Lomellina occidentale. Un tema che Gal Risorsa Lomellina ha incrociato quasi casualmente: «Avevamo sviluppato il progetto “Dimore e borghi” – argomentano dal Gal – per indurre gli abitanti delle grandi città a trascorrere un paio di giorni in Lomellina. Poi ci siamo resi conto che queste persone avrebbero potuto anche trasferirsi in pianta stabile, riducendo lo spopolamento. Dopotutto i servizi esistono (medici, farmacie, ospedali, supermercati, ferrovie o pullman) e non è detto che la distanza tra un paese e un altro sia superiore a quella tra due strade di Milano». Tuttavia il report “Un’agenda strategica per la Lomellina” del Politecnico di Milano, commissionato dalla Regione, ha evidenziato forte carenza di servizi, poche possibilità di lavoro e difficoltà di spostamento con i mezzi pubblici, ma Gal sottolinea gli aspetti positivi del territorio: «Abbiamo commissionato uno studio all’agenzia E-Polis dal quale si capisce che i punti di forza della Lomellina sono il territorio, la natura, i ritmi di vita più tranquilli, il fatto che con la stessa cifra che si spende a Milano per un monolocale qui si possa acquistare una villetta. Bisogna far emergere la specificità di una campagna non banale, con garzaie e riserve faunistiche, cascine e castelli, sagre, teatri e offerte culturali, e una buona condizione di sicurezza».
Edoardo Casati, Davide Zardo

