Troppi posti di lavoro restano liberi perché mancano le competenze specifiche. Assolombarda ha condotto un’indagine su un campione di 16mila annunci pubblicati online e sulla difficoltà delle aziende di reperire determinate figure professionali, un problema che è trasversale ai settori, ai tipi d’impresa e alle capacità richieste.

In generale in Provincia sembra palesarsi un forte “skill mismatch”, divaricazione tra le abilità e i ruoli ricercati dalle imprese e quelli formati in ambito scolastico, che determina una minore efficienza del sistema produttivo. Accanto a questo sembra emergere anche un disaccoppiamento tra i profili di alta specializzazione ricercati e un’offerta di retribuzione e tipologia di contratto non sempre adeguata, come rileva ad esempio Acli nell’intervista pubblicata di seguito. L’indagine mostra anche che per numerosi profili le imprese fanno fatica a trovare la “persona giusta”. Partendo da “Manager e specialisti” la quota di candidati difficili da reperire si attesta al 50.8%, raggiungendo l’82.7% per direttori e dirigenti generali, il 70.8% per la categoria “scienze della vita”, il 69.4% per i medici. Tra i tecnici si sale al 57.3%, con criticità maggiori per quelli della salute (71.5%), in campo ingegneristico (69%), della gestione produttiva (61.6%); va meglio per le figure esecutive (43.7%), nel cui ambito risulta complicato trovare impiegati contabili (75%), esercenti e addetti alle pompe funebri (56.9%) e ancora una volta professioni qualificate nei servizi sanitari (53.5%).

Tra gli operai specializzati (55%) i più ardui da individuare sono quelli per la pulizia esterna di edifici (85%), i meccanici riparatori (73.6%), quelli che operano nel settore agricolo (70.1%), nella lavorazione a caldo di metalli (67.9%) o nelle costruzioni (66.4% nei cantieri e 65.1% per le rifiniture). L’edilizia è anche il comparto che ha maggiori criticità nel reperire personale non qualificato (63%).

(a cura di Gds, Ig, Rz.)

1Grechi: «Mancano tecnici specializzati e serve un nuovo welfare»

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Grechi (presidente di Confartigianato Imprese Lomellina)

«Gli ultimi anni hanno configurato un contesto economico articolato e complesso – spiega Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Imprese Lomellina – si tratta di prove di forza rilevanti per le imprese, alle quali è già stato imposto un triennio di forte stress, iniziato con lo stop imposto dalla pandemia».

Nonostante questo il trend occupazionale è rimasto positivo al punto che, prosegue Grechi, «secondo gli ultimi dati disponibili, l’87% delle Pmi si dice pronto ad assumere nuovi collaboratori, soprattutto per colmare il gap generazionale e quello delle competenze. Il problema oggi non è la domanda, bensì l’offerta, perché sono pochi i profili professionali disponibili sul mercato con le professionalità richieste dal mercato». A mancare sono professionalità «orientate perlopiù ai settori della sostenibilità e delle nuove tecnologie, che operano in ambiti specifici come l’intelligenza artificiale, la cybersecurity e i Big Data. Saranno sempre più di più queste le abilità richieste ai giovani dalle piccole e medie imprese che, anche in Lomellina, rappresentano oltre il 90 percento del tessuto produttivo e dei servizi». Secondo Grechi «in questo senso è fondamentale che scuole e imprese dialoghino con continuità per proporre una offerta formativa che sia più allineata di quanto non sia oggi alle esigenze del tessuto economico: Confartigianato Imprese Lomellina, sollecita l’importanza di incrementare il numero e le specializzazione degli Its, Istituti tecnici superiori, che rappresentano la formula vincente per la professionalizzazione di alto profilo dei futuri dipendenti».

Non solo, «le aziende dovranno proporre percorsi di welfare e flessibilità per interrompere la spirale della Great Resignation, arrivata anche in Italia e in Lomellina. Si tratta delle “Grandi Dimissioni”, perlopiù dei giovani. Il welfare servirà anche per incentivare l’occupazione femminile, a oggi inferiore rispetto a quella maschile, per la quale flessibilità significa possibilità di conciliare i tempi della vita e del lavoro».

2Brustia: «Mercato vivace, ma mancano le figure professionali»

Confindustria Pavia vice Brustia
Brustia, presidente di Assomac e presidente di zona Vigevano-Lomellina di Assolombarda

Maria Vittoria Brustia, presidente Assomac e presidente di zona Vigevano e Lomellina di Assolombarda, spiega che «il lavoro è l’elemento abilitante per un territorio, insieme all’industria e alla cultura, lo proietta nel futuro e gli garantisce prosperità.

Sono i temi che stiamo raccontando negli eventi collegati alla nomina del territorio Pavese, Lomellina, Vigevano, con Pavia, Voghera, l’Oltrepo, come Capitale della cultura d’impresa per il 2023». Certo «le difficoltà e le sfide non mancano. Di ordine strutturale, con la cronica mancanza di infrastrutture di collegamento, fisiche e digitali, verso Milano, dunque anche verso il mercato. Di ordine macroeconomico, con difficoltà sui mercati globali, rallentamenti nelle logistiche e nei trasporti, la rincorsa dei prezzi delle materie prime, l’inflazione. E di ordine naturale, come la mancanza di precipitazioni che l’anno scorso ha messo in seria difficoltà uno dei mercati trainanti nel nostro territorio: quello del riso. Di ordine sociale e culturale, con il disallineamento tra la formazione scolastica e il mercato del lavoro».

Ancora: «Nell’analisi della domanda di lavoro e di competenze nella provincia di Pavia nel 2022, realizzata nei giorni scorsi da Assolombarda, sono due i dati che emergono: il primo è la indiscutibile vivacità del mercato del lavoro. Il secondo è il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Un elemento davvero problematico per le imprese, che non trovano tecnici, operai, ingegneri. Secondo l’indagine le maggiori difficoltà di reperimento riguardano le figure tecniche, il 55% degli operai è introvabile. Ricordiamo che tra le posizioni offerte prevalgono i contratti a tempo determinato (67%). Anche il settore della moda, che per la provincia di Pavia è rappresentato dal Distretto Calzaturiero e Meccano Calzaturiero di Vigevano, trova difficoltà nel reperire manodopera specializzata; il settore calzaturiero, che collabora e viene ricercato dai più noti marchi internazionali, lamenta una crescente mancanza di quelle figure che a tutti gli effetti definiscono il “saper fare” italiano».

3Scarano: «Prevale dimensione familiare, bene taglio cuneo fiscale»

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Renato Scarano, rappresentante dell’Ascom.

Renato Scarano, presidente di Ascom Vigevano, riflettendo su quale sia la situazione dal punto di vista lavorativo, parte dalle novità normative.

«Lunedì – argomenta – il Governo ha varato importanti novità contenute nel nuovo Decreto Lavoro. Per le imprese il costo del lavoro rappresenta il più importante, spesso più oneroso, dei problemi da affrontare nel quotidiano. Vediamo positivamente la riduzione del cuneo contributivo e il maggior tetto di detassazione per i premi aziendali, riducendo così il carico fiscale e previdenziale per le imprese a vantaggio dei lavoratori». Ma qual è la realtà degli esercenti a Vigevano e in Lomellina? «La maggior parte delle imprese del territorio – continua Scarano – opera nei settori di commercio, somministrazione, accoglienza e servizi, svolge la propria attività in piccole o piccolissime realtà. Spesso nell’attività dell’impresa viene utilizzato il solo lavoro del titolare o il supporto dei propri familiari». Anche per questo

le imprese stanno vivendo un periodo complesso: hanno bisogno di una giusta fiscalità con riduzione delle tasse e di certezze normative.

La fascia d’età in maggiore sofferenza dal punto di vista lavorativo «è quella rappresentata dei giovani definiti “Neet”, che non lavorano né studiano né sono inseriti in un percorso formativo professionale». Nel mondo Ascom quali i profili che restano di più scoperti sono quelli relativi alla «somministrazione, bar e ristoranti. Sono molte le posizioni ricercate quali cuochi, aiuto cuochi, baristi, camerieri. Si stima che una difficoltà a reperire candidati per oltre il 40% di tali posizioni. Nelle piccole realtà spesso si ricorre al supporto dei componenti della propria famiglia». Questo anche se non c’è uno skill mismatch sul territorio tra scuola e lavoro, perché «a Vigevano e Mortara ci sono Istituti scolastici che prevedono la formazione di figure professionali da avviare all’inserimento nell’ambito della ospitalità alberghiera, della ristorazione». Non ci sono infine differenze tra occupazione maschile e femminile: «Non disponiamo di dati specifici a livello territoriale, ma credo che il livello occupazionale nei settori da noi seguiti sia sufficientemente allineato relativamente al genere».

4Prandini: «Dopo la siccità, una speranza dal taglio del cuneo fiscale»

Nel 2023 essere un imprenditore agricolo diventa sempre più complicato. Complici gli ultimi due anni di siccità e carenza di precipitazioni che hanno messo a dura prova molte aziende del territorio.

Il periodo d’oro in cui il settore agricolo era il primo, in quanto a importanza economica nel nostro paese, è superato da quasi un secolo. Prima la presenza dei lavoratori era l’essenza e la ricchezza di questo ambito, basti pensare alle centinaia di lavoratori e, soprattutto, lavoratrici all’interno delle aziende agricole che ogni giorno, con fatica e dedizione, si dedicavano alle varie coltivazioni. «Il tempo e l’evoluzione tecnologica nell’agricoltura hanno messo poi un grande freno all’assunzione di personale in questo settore. – spiega Coldiretti – Si tratta per lo più di aziende a conduzione familiare, in cui la maggior parte delle mansioni, un tempo svolte dai lavoratori, sono state ormai meccanizzate. Pertanto l’assunzione dei lavoratori in questo settore è molto bassa. Con gli ultimi due anni inoltre, il lavoro degli agricoltori è stato quasi dimezzato a causa della siccità, mettendo ancora più in crisi questo settore».

Nonostante il grande cambiamento tecnologico e la meccanizzazione dei processi lavorativi avvenuti in questi anni, il settore agricolo ha comunque bisogno di professionisti e figure professionali da impiegare nel lavoro. I portali web potrebbero aiutare nella ricerca di questi lavoratori, tuttavia sono pressoché pari a zero gli annunci online relativi all’ambito agricolo e questo denota come sia un settore poco aperto al digitale, fattore penalizzante in una network society come quella attuale, contando una carenza del 70.1% di operai agricoli specializzati e il 29% di operai non specializzati. In quest’ottica sono necessarie delle misure da intraprendere.

Il taglio del cuneo fiscale è importante per aiutare le famiglie in crescente difficolta – commenta Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – per sostenere i consumi con un circolo virtuoso che sostenga la ripresa del paese.