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Una dipendenza sommersa, spesso sottovalutata da chi ne è affetto. Si tratta della ludopatia, fenomeno che in Italia colpisce 2.5 milioni di individui, secondo la “Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze”. Un disturbo che spesso non viene accettato dai giocatori che ne sono colpiti e che tendono a sottovalutare, rinunciando così alla possibilità di riprendere in mano la loro vita.
NON ACCETTAZIONE «È una dipendenza che riguarda un po’ tutta la popolazione – racconta il dottor Salvatore Messina, responsabile del Serd di Vigevano – a partire dagli adolescenti, fino agli anziani. In particolare, negli ultimi anni c’è stato un aumento di ludopatie soprattutto in concomitanza della pandemia. Durante questo periodo di “reclusione forzata”, le persone si sentivano annoiate e il fatto che molte piattaforme online diano la possibilità di giocare d’azzardo ha fatto sì che molti sviluppassero questo problema». Si tratta di una dipendenza molto diffusa anche sul nostro territorio, nonostante siano pochi quelli che si sottopongono a un percorso di riabilitazione. «La diffusione del gioco d’azzardo è ampia – continua il dottor Messina – direi quasi capillare sul nostro territorio. Il problema principale risiede nel fatto che la stragrande maggioranza dei casi è sommersa. Questi soggetti infatti non sentono la necessità di raggiungere i centri di cura».
SERVIZIO DIPENDENZE Spesso e volentieri a chiedere aiuto ai centri di cura non sono i pazienti stessi, ma persone a loro vicine. «L’accettazione e la consapevolezza della patologia è uno dei grandi ostacoli che ci separano da questi pazienti – spiega il direttore del Serd vigevanese – Quasi sempre a chiedere il nostro aiuto sono parenti e amici che, preoccupati dalla condizione del loro caro, lo convincono a recarsi nel nostro centro». Una volta arrivati al centro di cura il percorso è lungo, laborioso e non sempre facile.
Di solito il paziente che si rivolge al servizio ha un comportamento ambivalente – fa sapere Messina – Da un lato vorrebbe smettere e riprendere in mano la sua vita, ma come tutte le dipendenze, uscirne è davvero complicato. Per questo si tratta di un trattamento lungo, costellato da passi in avanti, così come da tanti passi indietro.
CONTESTO Ad arrivare nel centro di cura ducale, sebbene i pazienti siano ancora troppo pochi, circa una decina, ci sono uomini e donne di ogni contesto sociale, nessuno escluso. «Il contesto sociale non c’entra assolutamente nulla – continua lo specialista – Chi ha meno possibilità economiche non vuol dire che sia più improntato a sfidare la sorte e a giocare per trovare fortuna. Logicamente chi è più povero tenderà a focalizzarsi su “gratta e vinci” e altri giochi che richiedono meno dispendio economico, ma ad essere ludopatici ci sono anche tante persone più abbienti. Questi ultimi, al contrario, tendono a giocare somme molto più elevate, tra cui anche il gioco in borsa». Una situazione che vale anche per chi è dipendente da sostanze stupefacenti.

CURA E RIABILITAZIONE Per questo, una volta che si arriva al centro di cura, la priorità sta nell’accettare e nel motivare la persona. «La Regione ha fatto una legge con l’obiettivo di effettuare una diagnosi precoce e di riabilitazione al gioco d’azzardo – racconta Messina – A tal proposito è stato istituito il numero 3358413553, a cui rispondono due psicologhe, la dottoressa Malara e la dottoressa Tarenzi, attraverso cui danno supporto e aiuto anonimamente ai bisognosi». Un supporto che continua una volta che il soggetto decida di usufruire del servizio di Serd. «Inizialmente si fa una valutazione multidisciplinare psicologica – conclude il direttore – spesso affiancata anche da un percorso medico, essendo che molti soggetti hanno problemi depressivi e d’ansia alla base. Una volta capiti i veri problemi, si tratta di iniziare un percorso psicologico di motivazione, affinché il paziente prenda in mano la sua vita. Non è un percorso facile, ma con il giusto aiuto e presa di coscienza, farcela è possibile».
Rossana Zorzato

