La transizione energetica rappresenta oggi una delle sfide più complesse e strategiche per l’Italia e per l’intera Europa. Tra esigenze di sostenibilità ambientale, sicurezza degli approvvigionamenti e impatti sociali, il percorso verso un nuovo modello energetico appare tutt’altro che lineare. A fare il punto è il professor Roberto De Lotto, docente universitario e studioso di pianificazione territoriale, che offre una lettura articolata del presente e delle prospettive future.
EQUILIBRIO DIFFICILE «La transizione energetica è un ambito in cui si può sempre fare meglio, soprattutto sul piano normativo», osserva De Lotto, evidenziando come il principale nodo critico riguardi il rapporto tra produzione di energia rinnovabile e tutela del territorio. Secondo il docente, il problema non è soltanto tecnico, ma politico e culturale: «Da un lato abbiamo la necessità di produrre energia pulita, dall’altro quella di preservare un patrimonio ambientale e paesaggistico unico. Questo equilibrio non è semplice, perché molte tecnologie rinnovabili implicano trasformazioni visibili del territorio». Gli esempi sono concreti: dagli impianti agrivoltaici agli inceneritori, ogni soluzione presenta implicazioni diverse. Il punto centrale, però, resta la crescita della domanda energetica: «Il fabbisogno è in costante aumento, quindi non possiamo sottrarci al problema. Serve una pianificazione che tenga insieme sostenibilità ambientale e sociale». Da qui l’urgenza di un quadro normativo più chiaro: «Le amministrazioni locali spesso sono lasciate sole. Un indirizzo nazionale più definito aiuterebbe a gestire meglio questo conflitto tra tutela e sviluppo».
RIVOLUZIONE POSSIBILE Tra le soluzioni più promettenti emergono le comunità energetiche, considerate da De Lotto «un’opportunità senza dubbio importante». Il principio è quello del cittadino “prosumer”, cioè produttore e consumatore allo stesso tempo: «Le direttive europee hanno introdotto un modello innovativo, in cui l’energia viene prodotta e condivisa all’interno di comunità locali». Dal punto di vista tecnico, le basi sono già solide. L’esperienza maturata in progetti europei dimostra che il sistema funziona: «Abbiamo ormai le competenze e le tecnologie per rendere operative le comunità energetiche». Le difficoltà, però, si spostano su un altro piano: «In Italia il vero ostacolo è spesso culturale e organizzativo. C’è una questione di fiducia, di capacità di cooperazione e di accettazione di nuovi modelli di governance». Per questo il ruolo delle istituzioni locali diventa decisivo: «Se i comuni si pongono come soggetti garanti, tutto diventa più semplice. È come un condominio: senza un amministratore, il rischio è il conflitto continuo».
NUCLEARE E RINNOVABILI Nel dibattito energetico torna anche il tema del nucleare, su cui De Lotto mantiene una posizione pragmatica: «Il nucleare di nuova generazione può essere un’opportunità, ma va valutato sul lungo periodo». I tempi di realizzazione sono infatti un fattore cruciale: «Se oggi si decidesse di investire, servirebbero almeno 10-15 anni. Nel frattempo è inevitabile puntare sulle rinnovabili». Il docente sottolinea anche una contraddizione italiana: «Compriamo energia nucleare dall’estero, soprattutto dalla Francia, ma manteniamo una posizione contraria alla produzione interna. È una scelta che evidenzia incoerenza». Quanto alle rinnovabili, non esiste una soluzione unica. «Non c’è una fonte migliore in assoluto. L’Italia ha un grande potenziale nel solare e nell’eolico, grazie alla sua conformazione geografica». Tuttavia, torna il nodo del paesaggio. «Non tutto il territorio ha lo stesso valore. È necessario distinguere e individuare aree meno sensibili da destinare alla produzione energetica». Il rischio, altrimenti, è quello di restare indietro.
Non possiamo permetterci di rimanere fermi – sottolinea – mentre altri Paesi avanzano. Anche perché i costi energetici italiani sono tra i più alti in Europa.
TRIDIMENSIONALITÀ È La transizione energetica va letta all’interno dei tre pilastri della sostenibilità: ambientale, economica e sociale. «Sotto il profilo ambientale esiste già un conflitto interno: ridurre l’uso di fonti fossili e tutelare il paesaggio non sempre vanno nella stessa direzione», spiega De Lotto. A questo si aggiungono le tensioni tra le diverse dimensioni: «Ci sono conflitti strutturali tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica, già ampiamente dimostrati». Le rinnovabili, però, offrono un punto di convergenza: «Sono sempre più accessibili economicamente e lo diventeranno ancora di più». Dal punto di vista sociale, l’impatto è duplice: «Da un lato c’è la riduzione delle bollette, dall’altro un processo di responsabilizzazione dei cittadini verso l’ambiente». La transizione energetica assume un valore oltre l’economia. «Non è solo una questione di fabbisogno energetico o di competitività delle imprese – sottolinea – È un passaggio inevitabile nella lotta ai cambiamenti climatici e nell’adattamento a un futuro che, comunque, sarà diverso».
SFIDA INEVITABILE Il quadro che emerge è quello di una trasformazione complessa, fatta di compromessi e scelte strategiche. La transizione energetica non è un percorso lineare, ma un processo che richiede visione, strumenti normativi adeguati e, soprattutto, un cambiamento culturale. Le comunità energetiche rappresentano uno dei tasselli più innovativi di questo scenario, ma il loro successo dipenderà dalla capacità di costruire fiducia e collaborazione. Come sottolinea De Lotto, «l’investimento nelle rinnovabili non è più un’opzione, ma una necessità».
Massimo Sala



