Coronavirus Pavia / Epidemia in frenata da un mese, a Zeme nuovi casi

Da un mese l’epidemia è in frenata anche in provincia di Pavia. In attesa di registrare l’impatto delle riaperture del 26 aprile,

i casi attivi continuano a diminuire e scendono a 4276 (-5.4%), così come i ricoveri, che sono 266 (-10.7%; dati al 03 e 04-05), e anche il tasso di crescita dei decessi rallenta, passando da +1.4% a +0.8%, quasi dimezzandosi.

E’ il segno che la prima scommessa del governo presieduto da Mario Draghi, quella della scuola in presenza fino alle superiori, potrebbe essere stata vinta? A distanza di due settimane dal ritorno in classe della secondaria di secondo grado, seppure a ranghi ancora ridotti, si registrano sempre più studenti in quarantena – che però non sono malati, basta un solo positivo per bloccare una classe – ma non si è ancora avuto un impatto sui contagi. Tuttavia questo potrebbe anche essere dovuto ai tempi più lunghi per i tamponi, dal momento che Ats ha stabilito nuove regole per le varianti e non sono considerati validi per il rientro in comunità i tamponi eseguiti prima del decimo giorno di isolamento. Intanto in terapia intensiva i pazienti pavesi sono 34, il 12.8% in meno di una settimana fa, mentre quelli nei reparti covid sono 232, -10.4%, mentre i morti arrivano a 2514, 21 in più, cui occorre aggiungerne circa 550 come mortalità in eccesso stimata dall’Istat in area pavese.

CONFRONTO Allargando lo sguardo alla Lombardia e all’Italia intera, pure a questi livelli si registra una frenata del passo dei deceduti, che scende rispettivamente da +1.1% a +0.9% e da +2.0% a +1.6%. L’analogia regge anche guardando ai positivi e ai ricoveri, i primi sono in flessione dell’8.8% in Regione e del 6.5% nella penisola, arrivando globalmente a circa 420mila, nonostante il numero reale sia stimabile tra il doppio e il triplo di questa cifra; i secondi diminuiscono in tutti i reparti, per quanto riguarda la rianimazione a livello italiano se ne contano 2490 (-12.6%, a livello della scorsa settimana), a livello regionale 535 (-11.0% contro il precedente -15.1%), rispetto alle degenze ordinarie si arriva a 18395 (-10.9% contro -13.1%) e a 3215 (-15.9% contro -17.3%).

Sono soprattutto questi numeri, quello delle ospedalizzazioni e in seconda battuta delle vittime del Sars-CoV-2, a segnare la temperatura dell’epidemia,

perché il «rischio calcolato» annunciato dal presidente del Consiglio – e in realtà applicato di fatto sin dallo scorso autunno con l’istituzione del sistema a colori – dovrebbe provocare un aumento dei contagi e dunque la partita delle riaperture si giocherà sul numero di malati che svilupperanno forme gravi di Covid-19.

IN LOMELLINA A livello locale i nuovi soggetti colpiti restano stabili o diminuiscono. Vigevano segna +1.6% (una settimana fa era +1.9%), Mortara +2.6% (contro +3.0%), Garlasco +0.8% (contro +2.0%), Pavia +1.1% (contro +1.2%), nei centri minori la situazione più preoccupante è a Zeme, dove si registrano 4 casi (+3.2%), quanto basta per restituire al municipio il titolo di più colpito in rapporto alla popolazione nel contesto lomellino, sopravanzando Sartirana, che non ha infezioni recenti.

APRILE Tornando ad allargare lo sguardo, nell’ultimo mese quasi la metà di positivi e la metà di ricoveri in meno, sono i dati più significativi in Lombardia, dove i casi attivi sono diminuiti del 45.2% e i degenti nei reparti covid del 50.3%. La frenata è stata sostanziale anche in terapia intensiva, -36.3%, e si è manifestata anche a livello nazionale per le persone malate (-22.4%), i degenti in rianimazione (-30.4%) e quelli ordinari (-35.1%). E’ rimasto stabile invece il passo con cui sono aumentati i decessi, da +8.2% a +6.9% nello scenario lombardo e da +11.6% a +10.5% in quello italiano. Se si sposta lo sguardo a un anno fa, al termine del primo lockdown i positivi erano circa 80mila contro i 430mila di fine aprile 2021 ed erano in flessione del 48.7% rispetto al mese precedente; in terapia intensiva c’erano 4035 persone in Italia e 1342 in Lombardia, ora sono 2583 e 550, e flettevano tra l’89.5% e il 74.1%.

Giuseppe Del Signore

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