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Il Sistema sanitario affronta una fase di trasformazione che «va affrontata a livello anzitutto politico, perché occorre stabilire quale sistema di servizio sanitario si vuole avere. Quello attuale, per una serie di fattori, si presenta non più funzionale ai bisogni e la politica sanitaria nazionale è insufficiente». Monsignor Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano e referente per la Pastorale sanitaria della Conferenza episcopale lombarda, cerca di fotografare con questa istantanea lo stato della sanità in Italia. E anche a livello lombardo «la questione sanitaria è molto complessa».
QUALE RUOLO Il vescovo Gervasoni legge il ruolo della Chiesa nello spinoso dibattito sul diritto alla salute, sicuro che «la presenza e l’azione ecclesiale in questo ambito non si possono limitare alla sola assistenza spirituale, che resta comunque la sua attenzione prioritaria e originaria». Si tratta infatti di rileggere innanzitutto la storia del Sistema sanitario lombardo che, a partire dal 2000, si era strutturato con delle forme che «l’hanno reso un modello mondiale dove sanità pubblica e privata dialogavano, fondandosi sul diritto del cittadino di scegliere liberamente dove curarsi». Tale impostazione, inizialmente virtuosa, ha visto poi un momento di crisi sia a livello di gestibilità dei costi sia in seguito all’emergenza Covid con un prolungamento delle liste di attesa a tempi significativi. Infatti
«il sistema è in grande sofferenza perché intercettare i bisogni sanitari della popolazione diventa più complicato sia per le strutture sanitarie sia per la medicina territoriale. La sfida è quella di accompagnare le persone che ne hanno bisogno e gestire l’aumento della richiesta di prestazioni di un certo tipo in una struttura impoverita».
PERSONE AL CENTRO In tutto questo viene da chiedersi quale contributo possa offrire la comunità cristiana. «Sicuramente uno spazio di azione significativo è quello dell’educazione sanitaria». In particolare un settore relativamente nuovo richiede un’attenzione di questo tipo ed è quello delle cure palliative. «Esse introducono il concetto che si può curare, ma non guarire. Si passa così dalla cura della malattia alla cura della persona. Il coinvolgimento degli attori è diverso con interazioni delicate». Proprio qui allora trova spazio la missione fondamentale della Chiesa, ossia «accompagnare le persone nella loro condizione esistenziale di sofferenti».
ALTRE CONFESSIONI Anche in tale campo però l’evoluzione della situazione sanitaria richiede dei ripensamenti perché si passa dalla figura del cappellano, che assicura l’assistenza cattolica ai pazienti di un’unica fede, alla presenza di una pluralità di confessioni. «È emerso il bisogno di personale che aiuti a vivere spiritualmente le situazioni di malattia, anche per i non cattolici e ciò è evidente soprattutto negli hospice. Qui occorre passare dal cappellano alla cappellania, ossia a una serie di figure, anche laiche, che si prendano a cuore l’accompagnamento dei sofferenti, l’ascolto e la vicinanza alle famiglie».
don Paolo Butta
don Carlo Cattaneo

