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La Settimana Sociale come cura ai virus sociali che attanagliano la nostra democrazia. Una cinque giorni, quella che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio prossimi, che «vuole far rivivere la fiducia per la comunità, quale condizione irrinunciabile per la convivenza sociale».
DELEGAZIONE A recarsi nel capoluogo friulano anche una delegazione della Diocesi di Vigevano, formata da monsignor Maurizio Gervasoni, dal direttore dell’Ufficio pastorale sociale, don Andrea Padovan e da Pietro Colombo della parrocchia di Mede. All’attenzione della Settimana Sociale proprio la democrazia, in quest’ultimo periodo vittima di una malattia invisibile che appesta un corpo.
Si tratta di una democrazia sotto le piastre del defibrillatore –ha raccontato don Andrea Padovan in una sua riflessione nei mesi che hanno preceduto la Settimana – una democrazia che è necessario rianimare perché languente, sotto la sferza di virus sociali.
RIFLESSIONI Nel corso della cinque giorni saranno molti i temi che si affronteranno nelle piazze della democrazia, argomenti che vanno da giovani e futuro, comunicazione, comunità energetiche e carceri. Una serie di interventi che vogliono rafforzare la partecipazione dei cattolici italiani e impegnarli nella vita comunitaria. In questo la fiducia è un sentimento fondamentale che dev’essere più che mai rafforzato. «Il venir meno della fiducia individuale nel proprio prossimo sembra ridurre le relazioni sociali a provider di servizi – proseguiva don Padovan – La fiducia che manca porta a riconoscere le tante cose che non vanno nel mondo, per questo è una condizione irrinunciabile, un antidoto necessario all’epidemia della paura».
PARTECIPAZIONE Solo una volta che è stata alimentata la fiamma della fiducia, si può pensare di far crescere la partecipazione a scapito della paura. «La paura consiglia di starsene cauti nel proprio privato e lasciare agli altri di curarsi del bene comune – concludeva don Padovan, ricordando un discorso dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini – bisogna osare a dare una mano, avendo la cura di assumersi la responsabilità».
Rossana Zorzato

