Non solo bandi, ma anche riforme, come quella che interesserà i tecnici e i professionali e dovrà essere approvata entro il 2022:
Casale, Caramuel con Roncalli e Castoldi, Da Vinci a Vigevano, Pollini ed Einaudi a Mortara vedranno cambiare in profondità i percorsi di studio.
Il Pnrr prevede di superare il corrente sistema di questi istituti, che in tutta la penisola sono 4324, perché, come si legge nel documento consegnato all’Ue in sede di presentazione del Piano,
offrono programmi formativi che oggi sono obsoleti rispetto alle esigenze del mercato del lavoro, così come disconnessi rispetto ai territori
in cui le scuole si trovano.

LE MODIFICHE Insomma l’ambizione è superare le “Linee guida” per primo biennio, secondo biennio e quinto anno introdotte nel 2010 e ridisegnare le materie, con una maggiore attenzione alla specificità dei singoli percorsi, come ha spiegato la settimana scorsa a L’Araldo Alberto Henin, responsabile di progetto dell’Its Jobs Factory in area pavese e in precedenza dirigente scolastico con una vasta esperienza proprio nei tecnici, tra cui il Caramuel: «Le ultime riforme hanno privilegiato una formazione generale a scapito di quella specifica d’indirizzo»,
il che da una parte va bene perché è difficile tenere il passo con lo sviluppo scientifico e tecnologico, dunque serve una preparazione culturale adeguata, ma da un’altra parte impoverisce il percorso tecnico e lascia gli studenti nell’incertezza su come proseguire,
«Così – prosegue – spesso si va all’università, che in molti corsi di fatto è una replica del liceo spostata su un livello più alto, ritardando l’inserimento nel mondo del lavoro senza che siano colmate le lacune tecniche».

FINALITA’ In questo modo il governo italiano intende «investire sul capitale umano con un approccio specifico per le condizioni geografiche, economiche e sociali del territorio», il che sembra preludere a un ripensamento che non sarà identico per tutta Italia, ma che manterrà degli spazi di autonomia per permettere agli istituti e alle Regioni di curvare le diverse articolazioni in funzione delle specificità locali. Il che vuol dire che un’area come quella di Vigevano e della Lomellina potrebbe vedere una crescente specializzazione per quanto riguarda meccanica, elettronica, agricoltura. A livello generale invece si cercherà di orientare i programmi sulla strada tracciata da “Industria 4.0” e dalla transizione digitale. «L’elevata qualità del curriculum offerto incoraggerà l’occupabilità» recita il Pnrr, anche se per capire se le intenzioni saranno mantenute occorrerà attendere l’adozione della riforma, nell’arco di quest’anno, e la sua attuazione, che si prevede sarà completata entro il 2025. Il costo previsto è zero, trattandosi soprattutto di una riforma dei programmi.

DECRESCITA FELICE La soluzione alle “classi pollaio” invece si chiama denatalità. L’inverno demografico italiano, che potrebbe determinare una contrazione del Pil nazionale del 24.4% secondo le stime della Banca d’Italia, è una realtà e potrebbe avere un imprevisto effetto positivo sulla scuola italiana.
La «riforma dell’organizzazione del sistema scolastico» prevista dalla missione 4 del Pnrr si propone proprio di sfruttare la diminuzione della popolazione a parità di organico.
Nei prossimi quindici anni le stime prevedono un calo del 15% degli studenti tra i banchi ovvero 1.1 milioni in meno rispetto a quelli attuali che, secondo quanto calcolato dal governo nel prospetto presentato all’Ue, determinerebbero «la riduzione del fabbisogno di personale scolastico, pari a 64mila insegnanti in meno nei prossimi 15 anni». L’idea è quella di non rinunciare a questi 64mila docenti, usando l’eccedenza di organico «per ripensare l’organizzazione del sistema scolastico» al fine di «ridurre il numero di alunni per classe e ridimensionare la rete scolastica».
OBIETTIVI Si tratta di usare le stesse risorse e le stesse strutture di oggi per un’utenza sensibilmente diminuita, permettendo a ogni prof o maestro di seguire meno allievi e dedicargli più attenzione, e consentendo di dimensionare gli istituti scolastici non sulla base di norme astratte bensì della reale configurazione del territorio. Nel caso di aree con pochi studenti sarà possibile superare il vincolo di un dirigente scolastico e un direttore dei servizi generali e amministrativi (il vecchio “segretario”) ogni 500 studenti (in alcune zone è già ridotto a 300), un elemento decisivo nel miglioramento nella qualità dell’istruzione offerta.
Gds

