1Otto anni di abusi del padre, ora la laurea

Chiara (nome di fantasia) fa seconda superiore, ogni mattina entra in aula non tanto per seguire le lezioni quanto per avere qualche ora in cui non pensare e sperare che, una volta uscita, la sua vita non sia quella che vive.

Da otto anni. Otto anni che suo padre si è “accorto” di lei, ma forse la verità è che quelle attenzioni erano iniziate molto prima e solo lei era troppo ingenua per accorgersene. «Troppo bambina», pensa. Ed era suo diritto, come bambina, esserlo. Avrà resistito più volte alla tentazione o l’avrà sfogata subito, senza nessun dubbio morale? Domande inutili, ormai i problemi etici sono superati da un pezzo. Otto anni. Otto anni di molestie, di violenze, di stupri, di suo padre che entra nella sua cameretta e la prende come e quando vuole mentre sua madre piange nell’altra stanza, anche perché quando ha provato a intervenire è stata accoltellata…

Chiara è all’ultimo anno di università, ha studiato, si sta laureando. Nel 2016 ha deciso di non voler più essere un oggetto, è andata al centro antiviolenza con sua mamma, ha denunciato. Suo padre è stato condannato a 12 anni. È lontano.

2Denuncia per salvare la madre

Quando è una persona amata quella a essere in pericolo, non esistono ostacoli insormontabili. Questa la storia di una figlia che ha fatto di tutto pur di salvare la madre da quell’incubo che era diventata la loro vita familiare con il padre.

A chiedere aiuto non è stata la vittima di soprusi, ma la figlia consapevole che quella che loro chiamavano normalità, non lo era più da troppo tempo. Complici sono stati gli incontri organizzati nelle scuole del territorio dal centro Kore, seguiti con molta attenzione dai ragazzi. Tra questi studenti anche Anna (nome di fantasia) che, dopo aver frequentato gli incontri, si è immedesimata in quelle che erano le testimonianze riportate dalle operatrici, e capito che quei racconti non erano tanto diversi da quella che era la sua vita familiare. Dopo essersi fatta coraggio, stanca di vedere la mamma maltrattata, Anna ha deciso di contattare il centro antiviolenza per denunciare le condizioni in cui viveva la madre, e per aiutarla a uscire da quell’inferno.

Nonostante all’inizio la donna fosse restia a farsi aiutare, le operatrici, insieme al contributo della figlia, sono riuscite a iniziare un percorso che va avanti tuttora, sebbene ci sia ancora tanta strada da fare.

3Ritorno alla vita dopo il buio della violenza

Rinunciare alla libertà per il bene della propria famiglia. questo è ciò che ha vissuto Roberta (nome di fantasia) donna di 40 anni, prigioniera dell’uomo che diceva di amarla.

Dopo una storia burrascosa tra i due, la donna, stanca dei continui maltrattamenti, ha deciso di rivolgersi al centro antiviolenza per dare un taglio netto a quella relazione tossica. Grazie al contributo delle operatrici e al supporto psicologico, Roberta era finalmente riuscita a dire basta. Questo però non ha fatto demordere l’ex di Roberta che, nel frattempo, si era trasformato in un vero e proprio stalker nei suoi confronti, ma anche in quelli della sua famiglia, vittime di continue minacce e ritorsioni. Per far sì che tutto questo potesse finire, Roberta ha deciso di sacrificarsi per il bene dei suoi cari e di ritornare insieme al suo aguzzino. Nonostante l’uomo sembrasse aver riottenuto quello che tanto desiderava, le violenze nei confronti di Roberta non erano finite.

È così che dopo un anno essersi rimessa insieme all’ex compagno, la donna ha trovato il coraggio per chiedere di nuovo aiuto a Kore, questa volta per mettere definitivamente la parola fine su quella relazione.

G.D.S., R.Z.