Ci sono delle persone che assumono nel tempo la caratura di figure storiche di un luogo e di colonne della comunità cristiana. È questo senz’altro il caso di Giancarlo Marchetti, remondese Doc, che ha vissuto tutta la sua vita nell’amato paese, dove è nato il 29 luglio del 1938 ed è morto lo scorso 10 marzo. Era una persona solare, sorridente, di compagnia, come possono attestare i tanti che lo hanno conosciuto, non ultimi coloro con cui era solito ritrovarsi ogni giorno al circolo dell’oratorio, insieme alla sua cara e inseparabile moglie Luciana. Amava la natura, il buon cibo e la vita. Il suo orto era sempre curato in modo impeccabile. Appena si apriva poi la stagione dei funghi, era solito partire ancora a notte fonda con familiari e amici e raggiungere gli adorati monti. Di ritorno, era un piacere vederlo mostrare con orgoglio l’abbondante raccolto e ascoltare il suo racconto! Il suo dono più grande, però, era la voce. Sin da giovane era invitato a cantare nei circoli musicali più prestigiosi ed era a contatto con le celebrità di allora, tra le quali ricordava sempre Johnny Dorelli e Celentano. Si era così aperta di fronte a lui una luminosa carriera, ma alla fine aveva preferito, senza rimpianti, continuare nella vecchia arte del calzolaio — oggi ahimè in estinzione — pur di rimanere tra la sua gente e accanto alla sua amata famiglia.
Questo però gli ha permesso di diventare solista e pilastro della corale parrocchiale S. Margherita, sorta all’inizio degli anni sessanta, che per decenni si è distinta, oltre che per il servizio liturgico, per una notevole attività concertistica, avvalorata da un prestigioso repertorio polifonico. Ad ogni celebrazione non mancava mai, sempre lì, accanto all’organo, a guidare l’assemblea con la sua voce forte, baritonale, e allo stesso tempo dolce, capace di coprire, con un’estensione vocale non comune, le note più basse, fino a lambire quelle proprie di un tenore. Quando ha cominciato a trapelare e a diffondersi, improvvisa, la notizia della sua dipartita, tutti hanno provato un profondo dispiacere, unito allo sconforto per non poter far visita a lui e ai familiari e per non poterlo accompagnare fra le mani del Padre, come si meritava e come lui non aveva mai mancato di fare per ogni membro della comunità. In tempo di isolamento e di impossibilità di partecipare alle celebrazioni e alla vita della comunità, non ci si rende ancora conto di quanto è accaduto… Quando però tutto gradualmente ricomincerà e si noterà la sua assenza in chiesa, accanto all’organo, si capirà allora che il suo posto non è più tra noi, ma tra gli angeli e i santi, in cielo, e che da lì continuerà a cantare insieme a noi le lodi del Signore. Certo, sentiremo tutti la sua mancanza, quella che già i suoi familiari stanno sperimentando… Ma ci consolerà il fatto di sapere che ora la sua voce verrà ascoltata e gradita dal Signore, il quale in risposta non potrà non donargli quel conforto e quelle grazie che lui certamente continuerà a chiedere per ciascuno di noi.
Luca Pedroli




Entrare in chiesa e non trovarlo vicino all’organo non sembrerà vero. Un saluto scherzoso per i bambini e sempre con il sorriso. E comunque si sentirà la sua “presenza”.