A Gesù Risorto piace la compagnia degli uomini. La sua vittoria non è un trionfo personale che celebra in solitudine e di cui gli uomini possono fare solo memoria. Egli desidera condividerla con i suoi fin da subito, fin dai primi passi per incontrare la Maddalena fino al suo varcare la porta del Cenacolo per spezzare ancora una volta e per sempre il pane con gli apostoli. La Comunità è allora il luogo privilegiato nel quale cercare tracce del Vivente che attraversa la barriera della morte e spalanca ad ogni uomo le porte dell’eternità. Ci piace collocare in questo contesto di Pasqua comunitaria il rendimento di grazie al Signore per il nostro fratello Mario Farina che, lunedì 23 marzo ha aperto gli occhi alla liturgia del Cielo. Lo pensiamo così perché proprio la Comunità cristiana di Sant’Angelo è stata il suo habitat naturale per lungo tempo. Un vivere in parrocchia il suo, fatto di tanti piccoli e grandi servizi, come lettore, cantore, volontario in oratorio e sempre attento alle esigenze del momento (tutti ricordano la sua partecipazione al Comitato diocesano per la XV GMG Roma 2000, nel quale si è occupato di un gruppo di giovani polacchi) che non si è interrotto nemmeno quando le condizioni di salute lo hanno costretto a ridurre gli impegni.
Possiamo quasi immaginare la sorpresa del nostro storico compagno di viaggio quando, davanti al Volto del Padre, ha potuto ritrovare le tante persone con le quali ha condiviso un tratto del suo cammino terreno, uomini e donne che come assessore comunale, presidente dell’asilo e volontario in Croce Azzurra robbiese, si sono incontrate con quest’uomo buono e infaticabile nel servizio al prossimo.
Nel ricordarlo, impeccabile elegante e con l’immancabile sigaretta tra le dita, lo vediamo quasi bussare alle porte del cielo per essere accolto dal Signore insieme ai frutti che porta con sé e da lì, siamo certi, il nostro Mario assicurerà un ricordo speciale per la cara moglie Rosetta e per tutto il suo Sant’Angelo che tanto ha amato e che tanto ancora gli vuole bene.


