Padre Fedele da Gropello, al secolo Marco Zella, originario di Gropello Cairoli e frate cappuccino a Tortona negli anni Trenta del Novecento, fu il confessore del beato don Orione.
La scoperta è venuta alla luce dopo una ricerca condotta dal professor Emanuele Gallotti pavese di adozione, già impegnato nell’insegnamento e del ricordo del beato Teresio Olivelli, con l’aiuto di una cugina gropellese. Don Orione di suo pugno scrisse una missiva indirizzata al proprio confessore mentre il 31 ottobre del 1934 si trovava a Buenos Aires per il XXXII Congresso eucaristico insieme al cardinale e legato pontificio Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII. «Caro padre Fedele – scrive don Orione – ecco siamo alla vigilia dei santi. Se fossi a Tortona, oggi sarei venuto a confessarmi: cosa devo fare, ora che sono tanto lontano? Devo mandarglieli per cartolina? Sono tanti e tanto grossi, che non ci stanno, e farebbero affondare la nave. Allora li confesserò a questi preti argentini, che poco intendono l’italiano e così me la caverò con poca penitenza. Come sta? Tanti ossequi a lei e ai padri. Preghino per me. Dica ai miei che preghino tanto. Andrò anche al Cile e al Perù. Sto abbastanza bene. Firmato Don Orione». «Una brevissima lettera, piena di confidenza – dice il professor Gallotti – e di un delicato senso dell’umore, che don Orione scrisse al suo confessore».
MA CHI ERA? Nato a Gropello Cairoli nel 1855, entra nel seminario di Vigevano, dove si distingue per pietà e studio. Ordinato sacerdote il 9 giugno 1879 da monsignor Pietro Giuseppe De Gaudenzi, viene destinato a Dorno come coadiutore, poi parroco a Sozzago e infine a San Pietro Martire in Vigevano, raccogliendo unanime venerazione e affetto. Nominato rettore del seminario di Vigevano (1894-1900) e canonico della cattedrale dal vescovo Gian Giacomo Merizzi, nonostante i suoi impegnativi compiti, consegue la laurea a Roma in Sacra Teologia. Nel 1900, reduce dalla capitale italiana, dove aveva pellegrinato per l’Anno Santo, invece di andare a Vigevano, cambiata rotta, va a bussare alla porta del convento dei cappuccini di Castellazzo Bormida in provincia di Alessandria. Entra come novizio e fino a al dicembre 1936. per trentasei anni, vive nell’Ordine con il nome di Padre Fedele da Gropello in umile semplicità.
IL RICORDO «Padre Fedele – conclude il professor Gallotti – si spegne in odore di santità il 18 dicembre 1936 a 81 anni nel convento di Tortona, nel cui cimitero è sepolto. Sul settimanale diocesano “Il Popolo” di Tortona del 24 dicembre 1936 si legge: “I suoi funerali svoltisi lunedì sono riusciti una conferma della parola eterna del Signore, annunciante che i potenti saranno umiliati e gli umili esaltati”. Gli hanno cantato la messa nella sua bella chiesa fratesca, poi l’hanno portato al camposanto; e l’accompagnavano una folla di popolo e sacerdoti, e frati e ottimati e prelati, fra cui il prevosto del Capitolo e il rettore del Seminario di Vigevano, canonico Renato Bellazzi. Padre Fedele, vi bacio la mano. Ora non potete più ritirarla. Se verrà un giorno che la Chiesa vi dovesse proclamar santo vi metteranno in mano un giglio».
Mauro Depaoli

