Il segreto della carezza. È il titolo della prolusione al 5° anno del corso di restauro per gli studenti della facoltà di architettura dell’Università di Pavia, tenuto dalla professoressa Olimpia Niglio.
IL RESTAURO TIMIDO L’incontro si è tenuto nella basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello nel pomeriggio di martedì 1 ottobre, nel corso delle celebrazioni per il millenario di fondazione. «Questa – ha detto l’architetto Marco Ermentini – è una chiesa incredibile, piena di stratificazioni che si sono aggiunte nei secoli. Ci sono due modi per confrontarsi col mondo: prenderlo a schiaffi o carezzarlo. Da almeno 150 anni stiamo usando gli schiaffi. Poi c’è la carezza, il restauro timido. La timidezza e l’affetto sono importanti. Architettura significa essere capaci di abitare, non solo di costruire». Un intervento, quello di Ermentini, che si è alternato a quello dell’architetto e filosofa Anna Lucia Maramotti: «Carezza vuol dire essere caro, e il rapporto con la materia diventa significativo. Materia corporea e anima. Da dove nasce questo binomio? La materia non va considerata informe ma come unità tanto cara ai pitagorici, tale da essere carezzata. È importante saper distinguere materiale da materia. Io posso disegnare un vaso e realizzarlo in argilla o in oro, e otterrò due risultati diversi».
CREARE, NON COPIARE Questa la conclusione di Olimpia Niglio:
Non dobbiamo copiare, ma creare. Ci deve interessare che abbiamo fatto qualcosa per gli altri, abbiamo dialogato con le persone. Quando iniziamo un progetto dobbiamo lasciare non una forma e un io, ma un contenuto e un noi.
NON SOLO RENDERING Così il vescovo, monsignor Maurizio Gervasoni: «L’architettura è intrigante perché legata all’artificio, cioè a qualcosa di artificiale, creato dall’uomo che trasforma la materia e la natura. L’architettura non è un semplice rendering». L’ultima parola al parroco, don Roberto Signorelli: «L’augurio che faccio a voi studenti è di pensare con l’oggi, e dare un nome all’oggi, alle sensazioni e alle emozioni. Ciò che ci è stato consegnato cosa mi dice oggi? E come lo restituirò a chi viene dopo di me?».
Davide Zardo

