«Il mercato del nostro scontento»

Amarezza. Rabbia. Scontento. Sono questi i sentimenti di alcuni ambulanti del mercato cittadino. Da un lato emerge la sensazione di essere abbandonati dalle istituzioni, dall’altro si percepisce la difficoltà di convivere tra la “vecchia guardia” e un’utenza che nel tempo si è fatta multietnica, mettendo in discussione quelli che erano gli equilibri precedenti senza che, da quanto sembra emergere, se ne siano formati di nuovi.

SOLITUDINE «E’ uno schifo, siamo lasciati soli. – inizia il signor Egidio De Paoli, ambulante da quindici anni di un banchetto di intimo – Veniamo qua la mattina e, se per caso la notte ha piovuto, abbiamo l’acqua fino alle caviglie, la zona del mercato è piena di buchi ma nessuno fa nulla. Ed è molto sporca. Alla mattina presto, qui, si portano a passeggio i cani che possono tranquillamente fare i propri bisogni: il problema è che i proprietari non sentono l’obbligo di pulire, d’altronde non ci sono controlli, passano pochissimi vigili e, anche se dicessero qualcosa, chi li sta a sentire?». Ancora «il mercato è cambiato, soprattutto dopo l’arrivo degli extracomunitari: prima c’era educazione, c’era rispetto – continua il signor De Paoli – adesso regnano la maleducazione e la prepotenza. Tanta prepotenza. Non ci sentiamo tutelati da parte dell’Ascom, abbiamo chiesto più volte di essere ricevuti, ascoltati. Oramai è una situazione emergenziale, siamo lasciati soli da troppo tempo. Sono tanti anni che faccio l’ambulante, ma mi creda, questo è il mercato peggiore che io abbia mai vissuto».

Prima era tutta un’altra cosa: le cose peggiorano sempre di più. Se a questo aggiungiamo il fatto che la città pullula di supermercati, a noi, cosa resta?.

NOSTALGIA Carla Gariboldi aiuta il figlio Pier Maria Falco nella gestione del banco di oggetti per la casa, e sottolinea la scarsa manutenzione visto che «la zona del mercato è tutta un buco, purtroppo, noi e i nostri clienti lamentiamo da tempo questo stato di cose. E’ un vero peccato che non ci sia interesse concreto alla cura del mercato cittadino, che non è solo il posto dove fare la spesa, ma un luogo di incontro vero, autentico. Almeno, era così. Adesso sta scadendo sempre di più. Speriamo che se ne accorgano per tempo». La voce di due ambulanti stranieri esprime tutta la differenza tra vecchia e nuova generazione e può essere racchiusa in una laconica affermazione «tutto bene, per noi non ci sono problemi particolari».

MANCA IL DIALOGO Un tono molto diverso rispetto a quello degli altri ambulanti: «La nostra famiglia è qui da sessant’anni – dice Piercarlo Boncompagni, ambulante di frutta e verdura – e le posso assicurare che questo è il peggior mercato mai visto. Le zone vuote? Il mercato a macchia di leopardo? Sono le aree degli ambulanti che non hanno più potuto pagare quanto dovuto all’Ascom. Noi abbiamo mantenuto la nostra postazione: i clienti ci trovano qui, da tanti anni e, probabilmente, modificare tutto sarebbe troppo oneroso, per loro. A noi, comunque sta bene così». Un’altra voce, si tratta di quella di un ambulante che vuole restare anonimo, di abbigliamento da casa, che prima di parlare allarga le braccia. «Basta guardarsi intorno – dice – c’è altro da aggiungere? Ci sono soprattutto loro (indicando un gruppo di persone straniere di passaggio, ndr). Il mercato, per noi, per quelli che sono qui da tanti anni e ne hanno passate e viste di tutti i colori, tiene finché resistiamo, ma non può andare avanti così, a lungo. E’ oggettivamente impossibile».

GLI UTENTI La signora Carla sta facendo la spesa presso «il solito banchetto di frutta e verdura – dice – vengo qua da molti anni: sono d’accordo con gli ambulanti, il mercato di un tempo non ha nulla a che vedere con quello di adesso, sto attenta a dove metto i piedi quando cammino perché le buche, le zone di cedimento, sono parecchie, c’è il rischio di cadere; speriamo che qualcuno intervenga». Anche il signor Paolo che sta comprando presso un ambulante di scarpe dice «sono tante le cose che non vanno, purtroppo. Ed è un vero peccato perché, alla fine, le persone si spostano e il mercato si svuota».

Isabella Giardini

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