Beato Matteo / Viaggio al Luna Park

Si avvicina il Beato Matteo e, come ogni anno, arriva puntuale come un orologio svizzero il luna park in zona Brughiera. Si accendono di mille colori le fredde notti di ottobre; note di mille canzoni differenti si destreggiano nell’aria, aumenta la movida, con gruppi di ragazzi si riuniscono per divertirsi, e si alzano i decibel, in particolare sulle attrazioni più “estreme”. Passando da una giostra all’altra, si incrociano gli sguardi di centinaia di persone, tutte lì per lo stesso motivo: poter staccare la testa dallo stress quotidiano per un paio d’ore e lasciarsi andare al divertimento.

GENERAZIONI Si ha la possibilità di scoprire le storie più bizzarre e fare la conoscenza di centinaia di persone ogni sera. L’Araldo Lomellino ha fatto esattamente questo: in un fine settimana d’autunno, ha avuto la possibilità di raccogliere diversi racconti da molteplici visitatori del parco, e non solo. La zona della Brughiera è un punto di intreccio tra le diverse generazioni. Come attesta una coppia “inaspettata”, che è spiccata facilmente in mezzo alla folla di persone: una ragazza di 15 anni, accompagnata da suo nonno 81enne. «Capisco che sia qualcosa di insolito da vedere, dato che la maggior parte delle mie amiche si riunisce qui con i nostri coetanee. Quella di andare alle giostre con mio nonno è diventata una tradizione, oramai. Vengo qui con lui fin da quando ho memoria. Mi piace passare questi momenti con lui. Sono ricordi che mi poterò per sempre dietro, e nel mentre posso spendere del tempo in sua compagnia. Mia nonna mi ricorda in continuazione di non far prendere troppo freddo al nonno, ma in realtà è lui che propone in continuazione di andare da una giostra all’altra».

Posso dire di avere ancora un’anima giovane – afferma ridendo l’anziano – sono sempre stato così con le giostre in città. Fino a quando potrò camminare, accompagnerò mia nipote. Forse, però, è meglio che cominci ad abbassare il livello d’intensità delle attrazioni che voglio provare.

RICORDI Se c’è una cosa che non può assolutamente mancare a un luna park è la famiglia. «Ci siamo trasferiti da poco in questa zona di Vigevano» afferma il padre di una famiglia vigevanese raggiunta. «Ho bellissimi ricordi di quando ero ragazzo legati alle giostre. Aspettavo ogni anno con impazienza il periodo del Beato Matteo per potermi ritrovare con i miei amici e passare intere serate qui. Voglio cercare di trasmettere queste emozioni a mio figlio. È ancora piccolo, quindi il numero di attrazioni per lui è abbastanza limitato, ma l’accompagno comunque volentieri ovunque mi sia concesso».

GIOVANI Una presenza massiccia in ogni luna park è ovviamente quella di ragazzi e ragazze adolescenti. Spesso gruppi di amici si ritrovano per passare una serata in compagnia tra risate e attrazioni mozzafiato. Un gioco gettonato da questa fascia d’età è il punchingball: in molti si sfidano per vedere chi abbia il pugno più forte nelle macchine sparse in giro per il luna park e proprio qui si incontra un gruppo di 19enni: «Noi veniamo alle giostre per poche cose in particolare – afferma uno di loro – quelli più forti di stomaco del nostro gruppo passano serate intere su attrazioni come il Rocket. Noi quattro, però, preferiamo passare il tempo in maniera più tranquilla. Ci sfidiamo per vedere chi abbia il destro migliore, e alla fine quello che ha fatto meno punti offre un giro di frittelle a tutti».

Ci divertiamo e stiamo in compagnia, è solo un peccato che le giostre si presentino a Vigevano una sola volta l’anno. È un ottimo punto di ritrovo per i nostri coetanei, soprattutto in una città “vecchia” come questa.

VITA DA GIOSTRAIO Per concludere, L’Araldo ha avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere con Valerio, giostraio che gestisce una delle attrazioni più gettonate: il labirinto degli specchi. «Come si vive da giostraio? Con il tempo, ti abitui a tutto. Quando ero piccolo, a scuola, tutti i miei compagni mi chiedevano sempre se fosse difficile cambiare ambiente così spesso. Inizialmente non nascondo di aver avuto le mie difficoltà, ma con il tempo ci ho preso l’abitudine. Prima di me, come gestore della giostra, c’era mio padre. Prima di lui, suo padre e prima ancora di lui, suo padre. Sono un giostraio di quarta generazione, ce l’ho nel sangue». Una professione che ha i suoi lati positivi e negativi: «Il bello è sicuramente la libertà e la flessibilità degli orari di lavoro. So di avere orari molto più vantaggiosi rispetto a gente che, per esempio, va in fabbrica. Se un giorno ho un problema da risolvere, posso permettermi di rimanere chiuso, o chiedere a mia madre di tenere aperto per me. Il brutto è essere etichettati. Spesso c’è il pregiudizio che il giostraio sia quello che frega i clienti, non paghi certe cose, che sia uno sfaticato. Crescendo, ho imparato che i pregiudizi non li viviamo solo noi come categoria, ma anche i ragazzi di colore, la gente che viene dal sud e così via. Sono luoghi comuni che inizialmente fanno male, ma con il tempo ti ci fai le ossa. Dal mio punto di vista, queste sono le due facce della stessa medaglia del mio lavoro, quello del giostraio», conclude.

Edoardo Zanichelli

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