Vigevano, scoperto dalle guardia di finanza un sistema di maxifrode da 28milioni di euro online

Una frode da 28milioni di euro che ha portato al sequestro preventivo nei confronti dei tre arrestati di 22 immobili tra Vigevano e Milano, oltre a disponibilità finanziarie e orologi di lusso. È quanto è emerso dalle indagini della guardia di finanza di Pavia hanno permesso di scoprire una frode da oltre 28 milioni di euro tra Pavese e il Milanese, messa in piedi grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le fiamme gialle hanno anche eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per frode fiscale, emessa dal Tribunale di Pavia su richiesta della Procura della Repubblica nei confronti di una commercialista milanese, ora in carcere, e di due imprenditori, agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, amministratori di fatto di alcune società, con sede operativa nella Lomellina e nel Milanese, attivi nella vendita online di dispositivi elettronici attraverso un noto portale di e-commerce. Uno dei due imprenditori è un 37enne vigevanese, G.D.B. .

“FRODI CAROSELLO” Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema di “frodi carosello” all’imposta sul valore aggiunto che ha prodotto la frode milionaria che avrebbe permesso di sottrarre all’erario ingenti risorse e di disporre di prodotti a prezzi altamente concorrenziali, rivenduti repentinamente tramite note piattaforme di commercio elettronico. Nonostante l’utilizzo di prestanomi e la creazione di una società immobiliare “cassaforte” per schermare i profitti, le indagini hanno portato  all’identificazione dei probabili autori del complesso sistema di frode. L’operazione, avviata nell’ottobre 2024, ha portato, infatti, all’individuazione dei due imprenditori e al contestuale sequestro preventivo nei loro confronti di 22 immobili, tra Vigevano e Milano, oltre a disponibilità finanziarie e orologi di lusso.

La commercialista milanese avrebbe, infatti, ideato e proposto un collaudato modello di evasione, occupandosi direttamente della creazione di società “cartiere” e della predisposizione di documentazione idonea a far apparire legittime le fatture per operazioni inesistenti emesse da queste società, dietro compenso calcolato in percentuale tra l’11% e il 13% sul totale delle fatture emesse.

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