«Noi vo-glia-mo più si-cu-rez-za!» Lo slogan, scandito ad alta voce dagli studenti, risuona per la strade di Vigevano man mano che il corteo, partito alle 8.40 di lunedì 3 marzo, si muove da piazza Ducale verso le vie XX Settembre, attraversando poi Riberia, via del Popolo, via Simone del Pozzo, via Merula e corso Vittorio Emanuele II, per fermarsi infine davanti al municipio, dove al coro, che sale d’intensità, si uniscono fischi e trombette.
STRADE DELLA PAURA Il percorso è quello della movida notturna, dove ultimamente si sono verificati numerosi episodi di vandalismo e violenza. Ragazzi rapinati e malmenati, nel migliore dei casi “solamente” accerchiati e minacciati da gruppi di oltre 10 persone. Molte più grandi di loro, anche se «c’era qualche ragazzino – racconta uno studente – perché li tirano su fin da piccoli. A Vigevano ci sono due bande che si fanno la guerra, e ci va di mezzo la gente che non c’entra nulla». I ragazzi, oltre 300, frequentano la maggior parte delle scuole superiori cittadine; sei di loro, due per istituto (Cairoli, Casale, Caramuel-Roncalli-Castoldi) poco prima delle 10 vengono ricevuti dal sindaco facente-funzioni, Marzia Segù. Le richieste sono tante, e dettagliate: riattivare la consulta giovanile (assente da anni), creare progetti sportivi e culturali gratuiti, individuare spazi comunali non solo per giovani, pubblicizzare più a fondo gli eventi della biblioteca Mastronardi e della civica scuola musicale Costa.

LE RICHIESTE «Abbiamo campi da basket gratis ma nessuno per il calcio o la pallavolo, a parte quelli a pagamento – spiega Chiara Brindisi, rappresentante del liceo Cairoli – inoltre sarebbe bello organizzare una rassegna cinematografica all’Odeon nei weekend a prezzi ridotti per i giovani. Voremmo realizzare dei progetti, insomma, per aumentare l’inclusione». Tra i manifestanti, un gruppo di amiche di istituti diversi, per la maggior parte figlie di immigrati: «Siamo più esposte dei maschi – raccontano Princess (Roncalli) e Lucrezia (Caramuel) – e ci sentiamo ancora meno sicure». Elena e Nadine (Casale) e Camilla (Cairoli) confermano: «A volte ci apostrofano in modo davvero pesante, anche in pieno giorno». C’è anche qualche docente:
Noi insegnanti – spiega la vicepreside del Casale, Maria Grazia Gioiosano – sentiamo il senso di insicurezza degli studenti, lo percepiamo in modo forte. È bello vederli insieme, è la loro prima manifestazione. Per arrivare a questo, li abbiamo ascoltati e guidati anche grazie a un primo incontro in aula, in collegamento telefonico con le forze dell’ordine.
IL GRIDO SILENZIOSO In fondo al corteo, a debita distanza dai figli, cammina anche la mamma di due ragazzi: «Mia figlia non esce mai di casa – racconta – mentre il ragazzo ha una compagnia solida, sappiamo che è al sicuro». I responsabili dei fatti più gravi di cronaca, spiegano alcuni funzionari della pubblica sicurezza, sono stati denunciati, identificati e perseguiti. Ma per gli studenti non è sufficiente. «Per questi soggetti – sostiene Chiara – occorrono progetti di rieducazione e riabilitazione». Molti sono d’accordo: «La rieducazione va bene – commenta uno studente del Leonardo da Vinci – ma ci vuole un solido apparato di sicurezza». Il vero grido, insomma, è silenzioso: «Ci siamo anche noi».
Davide Zardo


