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Ogni giorno in Italia viene consumato suolo, togliendolo a campi agricoli, per una quantità pari a 13 campi di calcio. Un dato allarmante, per il quale Legambiente di Pavia si è mobilitata da tempo. «Nel nostro Paese abbiamo protocolli che all’estero non esistono – spiega il responsabile Giovanni FustIlla – e stiamo andando verso un punto di non ritorno. Il suolo sembra una risorsa infinita, ma non lo è. Solo a Milano esistono 200mila case sfitte, eppure si costruisce ancora». Questo mettendo a rischio non solo l’ambiente, ma anche la sopravvivenza di interi comparti dell’economia.
SOS AGRICOLTURA A risentire del consumo di suolo è in primis il settore primario: «Abbiamo una produzione agricola di alta qualità, ma il consumo di suolo non è percepito. L’hanno vissuto sulla propria pelle gli abitanti di Pavia con la variante del Pgt, che voleva cementificare i cortili e i giardini interni privati, e che ha visto nascere tanti comitati cittadini da Borgo Ticino al parco della Vernavola». Tuttavia, secondo Frustilla, i cittadini sono abbastanza passivi di fronte a questo problema:
Purtroppo bisogna aspettare che succeda qualcosa sotto casa nostra per accorgerci che qualcosa non va. Un altro caso è il progetto dell’autostrada Broni-Mortara, contro cui si è mobilitato il mondo agricolo.
SMOG Altro tema importante le emissioni inquinanti nell’aria, per il quale è impegnata da anni l’associazione “Futuro sostenibile in Lomellina”. «Partecipiamo a tutte le conferenze dei servizi per l’abbassamento degli inquinanti delle ditte soggette a correttiva – racconta la presidente Alda La Rosa – e dobbiamo dire che le tecnologie per ridurre l’inquinamento ci sono, ma sono costosissime, e perciò molte aziende cercano di aggirare l’ostacolo. La scienza è molto avanti per contenere l’abbassamento degli inquinanti industriali, ma la pesante situazione della crisi economica ha mandato tutto all’aria». Eppure il margine per intervenire con accorgimenti low cost ci sarebbe: «L’impatto inquinante si può controllare anche in altri campi con semplici accorgimenti. Ad esempio si parla tanto di auto elettriche, eppure basterebbe realizzare delle rotonde “intelligenti” per sostituire quei semafori che rallentano le auto costringendole a un continuo “Stop and go” col motore acceso. Pensiamo poi che l’agricoltura fa la sua parte col 95% di produzione di ammoniaca che aumenta il PM10, e con allevamenti intensivi, fanghi, pesticidi e diserbanti. Molto dipende dalla politica, l’industria ha bisogno di più controlli».
Davide Zardo

