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L’Italia già oggi è uno dei paesi più vecchi e più soli del mondo. Secondo l’Istat il 24% degli italiani è over65 e l’età media è di 46.4 anni (solo il Giappone la supera), un valore che nel 2050 salirà al 34.5%, mentre da qui al 2043 la dimensione media delle famiglie sarà di 2.08 componenti e 4.1 milioni di over75 vivranno da soli.
INVECCHIAMENTO Se questa sarà la situazione da qui a 25 anni, già adesso Milano è la capitale europea della solitudine con il 56.7% delle famiglie composte da una persona, cioè non famiglie. Questa è la trasformazione che l’Italia sta vivendo ed è la realtà che vivrà chi oggi è nella fascia d’età mediana e poi chi oggi è bambino o ragazzo quando diventerà anziano. Per far fronte a una società di anziani soli serviranno interventi specifici, dalla copertura pensionistica alle cure mediche, dalla mobilità alla socialità, dall’abitare all’assistenza. Quest’ultima particolarmente importante perché, in famiglie formate da 2 persone – entrambe anziane e senza figli – o da single, dovranno essere terzi a occuparsi della progressiva riduzione dell’autosufficienza che caratterizza le diverse fasi della vecchiaia (“giovani anziani” 65-74, “anziani anziani” 75-84”, “longevi” 85+). In tale direzione un ruolo sempre più vasto sarà ricoperto dalle case di riposo; se il ricovero a lungo termine è una situazione che il Pnrr cerca di scongiurare investendo sulla deistituzionalizzazione dell’assistenza e se tante famiglie e anziani non apprezzano un trasferimento che sottrae autonomia e punti di riferimento, con 10.7 milioni di nuclei unipersonali (4 su 10) stimati nel 2043 si tratterà per tanti di un’opzione ineludibile. Qual è la situazione oggi?
DISTINZIONI Innanzitutto occorre precisare che ne esistono di diverse tipologie, le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) prevedono la presenza di personale sanitario e di almeno un medico h24, mentre le “case di riposo” propriamente dette si riferiscono a soggetti parzialmente autosufficienti che non hanno bisogno di assistenza medica continua.
Esistono poi entità diverse come Centri diurni, comunità alloggio, co-housing, che completano il panorama delle strutture per anziani.
IN LOMELLINA Sul territorio sono presenti 44 centri, di cui 27 censiti come Rsa e gli altri come case di riposo, fondazioni, residenze per un totale di 2957 posti letto autorizzati, 2582 accreditati (tra cui 132 per Alzheimer) e 365 in regime di solvenza (“a pagamento”), il 48% dei posti letto disponibili in provincia di Pavia e il 42% di quelli per solventi. I dati sono raccolti da Cisl Pensionati Lombardia (che ha attivato un Osservatorio sul tema) e sono relativi a fine 2023, perciò negli ultimi tredici mesi qualcosa potrebbe essere cambiato, ma nel complesso la fotografia resta valida e comprende anche 1934 persone in lista d’attesa (il 41% del totale provinciale): 304 aspettavano di poter accedere al De Rodolfi e 230 alla Padre Balduzzi entrambe di Vigevano, 225 alla Rsa di Ferrera (che secondo i dati di bilancio nel 2021 era il secondo comune italiano che spendeva di più per gli anziani), 174 alla Marzotto di Mortara.
QUANTO COSTA Gli ospiti delle strutture per anziani lomelline pagano in media da un minimo di 61.08€ al giorno a un massimo di 67.89€ al giorno per i posti convenzionati con la Regione, che salgono a 77.34€ per i solventi. Il che vuol dire, con un valore medio di 64.49€, un costo mensile stimato in 1934.59€. Prezzi che, nelle strutture che L’Araldo ha potuto contattare e di cui si parla in un articolo a parte, negli ultimi dodici mesi sono aumentati tra il 5 e il 10% circa. In pratica oltre 2mila euro al mese senza considerare la cauzione d’ingresso, il corredo (il numero di tute, la biancheria intima e tutte le altre suppellettili che la persona deve avere) e i servizi accessori. La lavanderia ad esempio è compresa in quasi tutte le realtà (39 su 44), mentre il podologo e il parrucchiere in meno della metà (20), per non parlare del trasporto (solo 9), tutte cose che in molti casi devono essere pagate a parte. In Lomellina le più care a conti fatti risultano essere Villa Mafalda a Borgo San Siro (tra 79.4 e 105.9€ per i posti letto accreditati), Arcobaleno Park e Arcobaleno Castellana a San Martino Siccomario (da 85 a 100€), Arcobaleno Sole, Plus e Luna a Cava Manara (da 72 a 98€), mentre la struttura più grande della zona, Casa Serena con 263 posti letto, oscilla tra 62 e 71€, il De Rodolfi di Vigevano è a 70.4€, la Marzotto è tra 49 e 52€, il gruppo Opera Charitas (Albonese, Cassolnovo, Garlasco, Mortara, Vigevano) spazia tra 61 e 69.
PIÙ DELLA PENSIONE In Italia nel 2024 l’Inps riporta che la pensione di vecchiaia media mensile è pari a 1468.59€ e che il 44% dei pensionati ha un importo inferiore a 750€; pur in presenza di un accompagnamento (previsto per chi non può deambulare senza assistenza o necessita di assistenza continua) che nel 2024 è stato pari a 531.76€, è evidente che il costo medio supera il reddito mensile della maggior parte delle persone, costringendo dunque a intaccare i risparmi o ad allargare il contributo ai propri parenti (di solito i figli). Certo dal 2019, su proposta dei sindacati, Regione Lombardia ha stabilito che il 58% della quota annuale è deducibile (cioè si può sottrarre dalla base su cui si calcola l’imposta dovuta), ma il problema resta.
L’ALTERNATIVA PNRR Anche per questo il Pnrr cerca di evitare l’istituzionalizzazione e dedica 307.5 milioni a progetti per promuovere la vita autonoma (Missione 5, Componente 2). Molti di questi fondi sono volti a trasformare Rsa e case di riposo in alloggi autonomi, con attrezzature e servizi analoghi a quelli delle realtà assistenziali poggiando su domotica e telemedicina per ridurre il fabbisogno di personale. I progetti dovrebbero essere conclusi entro il 2026 e nessuno riguarda il territorio; Vigevano come comune capofila per la Lomellina ha ricevuto uno stanziamento di 211.500€ in questa linea d’investimento, ma è relativo al “Rinforzo della capacità genitoriali” e dunque non all’autosufficienza degli anziani.
Giuseppe Del Signore

