Nel cuore della sera, con le porte sprangate per paura, i discepoli si ritrovano smarriti. È ancora Pasqua, ma la Risurrezione non li ha trasformati. Non basta sapere che Cristo è risorto: serve un incontro, un soffio, una rivoluzione interiore. È allora che Gesù si fa presente. Non entra dalla porta: si fa “in mezzo”, si mette dentro la loro paura e la abita. E dice: «Pace a voi».
Non è un augurio, è un dono. È la pace del Risorto che non cancella le ferite, ma le mostra: mani e fianco trafitti diventano segni d’amore. E da quella pace scaturisce la missione: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». I discepoli, impauriti e chiusi, diventano inviati. Come? Con un gesto potente e silenzioso: Gesù soffia. È il gesto del Creatore quando dà vita all’uomo, è l’inizio di un’esistenza nuova. Lo Spirito non arriva con effetti speciali, ma con il respiro del Risorto. È il soffio che trasforma lo scoraggiamento in audacia, la rassegnazione in slancio, la colpa in perdono. Pentecoste non è solo un evento del passato, ma l’oggi della Chiesa. Non fuoco su un monte, ma fiamma nel cuore. Non un miracolo da museo, ma una forza da vivere. Anche noi abbiamo stanze chiuse, paure sigillate, parole bloccate. Anche noi viviamo tempi di diffidenza e chiusura, anche noi fatichiamo a credere che lo Spirito possa davvero cambiare le cose. Eppure, è proprio lì che arriva il soffio di Dio: non dove tutto è perfetto, ma dove c’è bisogno di essere rialzati. Lo Spirito non ci fa supereroi, ma uomini e donne che perdonano. «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi», dice Gesù.

Non parla solo di un sacramento, ma di uno stile di vita. Lo Spirito ci abilita al perdono, ci dà la forza di spezzare le catene della vendetta, di interrompere il ciclo dell’odio, di ricucire ciò che è rotto. Ci dona occhi nuovi per vedere il fratello, anche quando è ferito, lontano o ostile. In un mondo frammentato, la Chiesa riceve la missione di essere spazio di riconciliazione. Non si tratta di essere perfetti, ma di essere disponibili a lasciarsi trasformare. Lo Spirito non invade, ma convince; non costringe, ma ispira; non domina, ma guida. Il segreto di Pentecoste è proprio qui: lasciarsi soffiare dentro da Dio. Ogni volta che il nostro cuore si apre al perdono, ogni volta che la pace vince la paura, ogni volta che usciamo da noi stessi per amare, lì è Pentecoste. Lo Spirito non è una parentesi straordinaria, ma l’ordinaria straordinarietà della vita cristiana. Chiediamoci allora: quali porte abbiamo chiuso? A chi non riusciamo a perdonare? Dove manca il soffio della pace? Pentecoste è oggi, se lo vogliamo.
don Iuri Molinaro


