C’è luna piena stanotte. È il 7 ottobre e non fa freddo; la Madonna del rosario, che si celebra oggi, scalda i cuori.

IL TRANSITO Ma in questo martedì si ricorda anche il “transito” al cielo del beato Matteo Carreri. Le cronache storiche narrano che fra Matteo, al secolo Giovanni Francesco, prima di morire alla soglia della cinquantina, voleva gustare qualche goccia della Passione del Salvatore. Il Crocifisso gli apparve e, trapassandogli il cuore come con una freccia, lo assicurò del premio vicino. Una morte santa, la sua, avvenuta il 5 ottobre 1470 a Vigevano e seguita da moltissimi miracoli. Aveva trascorso la sua esperienza di vita religiosa e sacerdotale soprattutto nell’impegno della predicazione itinerante. La sua parola, carica di fascino spirituale, aveva risuonato in molte regioni dell’Italia centro-settentrionale, suscitando consenso ed entusiasmo, e inducendo molti alla conversione. La sua spiritualità e la sua fervente predicazione avevano come fulcro il mistero della passione di Cristo.
UN “NO” PER CRESCERE Il transito del Beato viene ricordato in una lettura durante la cerimonia eucaristica di martedì, concelebrata dai parroci della città di Vigevano nella chiesa di San Pietro martire, e presieduta dal vescovo, monsignor Maurizio Gervasoni. Non è lui però, questa volta, a tenere l’omelia, ma un frate predicatore dell’Ordine domenicano, lo stesso del Beato, proveniente dal convento milanese di Santa Maria delle Grazie. «Nelle relazioni educative, soprattutto con i figli — ha esordito padre Bruno Uvini — ci troviamo prima poi a dire di no. “Non fare questa cosa, non dirla, non pensarla neanche”. Sono “no” che fanno crescere, e nascono dal fatto che noi sappiamo cose che l’altro non conosce ancora, perché ci siamo passati.
Ma il vero punto di partenza è Dio, con il suo amore, che a sua volta sa tutto di noi e nella pienezza di vita attraversa il tempo e lo spazio.
IL “SÌ” DI MARIA «La sua parola riporta indietro, e fa scoprire la sillaba di Maria, che questa volta è un “sì”, e che realizza ciò che Dio vuole per ciascuno di noi». Strappare quel “sì” era la missione dell’angelo Gabriele, che ottenuto ciò che voleva, se ne va. «É come in un’aula di tribunale, dove il giudice chiede: “Maria, sei d’accordo su questo?” Quel “sì” è il luogo fatto di umanità in cui viene accolta la parola di Dio. L’ho sentito in tribunale, lei ha detto “sì” e lo dico anch’io. Si sta parlando della nostra vita. E Maria non era un “corpo in affitto”: il Signore non ci usa e getta, ma ci salva. Nulla di Maria va perso, è ancora madre oggi ed esercita per sempre questa maternità su di noi, come esseri viventi e gloriosi. Vogliamo tutti che la nostra umanità sia portata a pienezza pur con tutti i suoi limiti, che vengono però trasfigurati. Facciamo in modo che anche i momenti brutti siano trasformati affinché in eterno possa continuare quel “sì” iniziato da Maria e che il nostro “sì” vuole prolungare».
Davide Zardo

