Tumori maschili, l’importanza della prevenzion

Prevenire i tumori maschili, combattendo lo stigma e l’imbarazzo di sottoporsi alle visite. Questo il proposito del Novembre azzurro, il mese dedicato alla prevenzione delle neoplesie maschili. Un’occasione non solo per promuovere le attività di screening e corretti stili di vita, ma anche per offrire supporto psicologico.

INCIDENZA «Le neoplasie che colpiscono gli uomini, con maggiore incidenza, sono quelle di prostata, polmone, colon retto e vescica – spiega il dottor Giovanni Giliberto, direttore dell’Sc Urologia, presso l’Ospedale Civile di Voghera – e naturalmente bisogna tenere presenti altri tipi di neoplasia dell’apparato urologico e non, meno frequenti, ma altrettanto importanti». In questo la diagnosi precoce risulta fondamentale perché aumenta di molto la possibilità di una guarigione definitiva. «Individuando la neoplasia ancora confinata all’organo e quindi in uno stadio iniziale, con visita, dosaggio del Psa ed esami strumentali come la risonanza magnetica multiparametrica – continua l’urologo – aumenta di molto la possibilità di guarigione, con una sopravvivenza a dieci anni, libera da neoplasia che raggiunge tassi del 90%».

RICERCA Una maggiore probabilità di sopravvivenza e di ritorno alla vita normale, grazie soprattutto agli enormi passi in avanti della medicina. «Con l’avvento della tecnologia robotica, la radioterapia di precisione e, in casi selezionati, la terapia focale – aggiunge – è possibile trattare la neoplasia preservando la continenza e la funzione sessuale». Senza dimenticare alcuni esami fondamentali per il trattamento del tumore allo stato iniziale.

Quando il paziente vede del sangue nelle urine, esami come la cistoscopia, una semplice ecografia dell’addome o la Tac con mezzo di contrasto, insieme a citologie urinarie su tre campioni permettono di trattare il problema nello stadio iniziale – continua – e quindi di preservare l’organo ovvero la vescica o il rene, con interventi endoscopici e mininvasivi.

SINTOMI Tempismo che è fondamentale per capire i primi sintomi della malattia, sebbene spesso nelle prime fasi la neoplasia non dia veri e propri segnali. «Innanzitutto tra i primi sintomi c’è l’ematuria (presenza di sangue nelle urine) che, per scuola urologica, va sempre indagata e mai sottovalutata – racconta l’urologo – Per quanto riguarda invece la neoplasia prostatica non abbiamo, se non nei casi avanzati, sintomi, per cui il controllo del Psa dopo i cinquant’anni e la visita urologica annuale sono quantomeno fortemente consigliabili».

VERGOGNA Per questo è indispensabile mettere da parte lo stigma sociale e la vergogna per poter intervenire nel minor tempo possibile. «Spesso il problema è l’imbarazzo di confrontarsi e la paura di scoprire patologie e in questo le donne sono più avanti, basti pensare alle mammografie annuali e i relativi controlli per la diagnosi del tumore al seno – spiega Giliberto – Le cose stanno comunque cambiando. C’è molta più sensibilità, soprattutto nei pazienti più giovani e questo sicuramente è di buon auspicio. Non ultimo, a livello regionale la promozione degli screening ha consolidato maggiormente questa consapevolezza nel sesso maschile».

Rossana Zorzato

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