Mede, riaperto il parco dopo quattro mesi

A Mede, domenica 1 marzo, il parco Parco XI Settembre è tornato a respirare. E a far respirare, soprattutto, i bambini. Per mesi quell’area verde, che per tante famiglie è una piccola piazza d’erba e risate, aveva vissuto un tempo sospeso.

LE POLEMICHE Giochi usurati, qualche struttura da sistemare, segni evidenti del tempo e anche di qualche mano poco delicata. Le mamme guardavano le altalene con un filo d’apprensione, i nonni scuotevano la testa davanti alle tavole consumate degli scivoli, e la politica locale faceva il suo mestiere: mozioni, interpellanze e richiami alla sicurezza da parte del presidente del consiglio comunale Simone Annibale Ferraris e del centrosinistra guidato da Antonella Bertarello. Il parco non era chiuso del tutto, ma l’area giochi aveva perso smalto e fiducia. Poi qualcosa si è mosso. Nelle settimane scorse sono partiti gli interventi: alcune strutture sono state riparate, altre sostituite del tutto. Un lavoro concreto, meno rumoroso delle polemiche che lo avevano preceduto, ma infinitamente più efficace. Tecnici al lavoro, verifiche di sicurezza, sistemazioni puntuali.

Non una rivoluzione urbanistica, ma una manutenzione sostanziale, di quelle che restituiscono dignità ai luoghi quotidiani.

NIENTE NASTRI E così, domenica scorsa, dopo circa quattro mesi, il parco ha riaperto ufficialmente l’area giochi rinnovata. Nessun taglio di nastro, ma un’atmosfera semplice, quasi domestica. Bambini che si riappropriano degli scivoli come se li avessero solo sognati per qualche settimana di troppo. Genitori che osservano con uno sguardo finalmente disteso. Il rumore delle catene delle altalene che torna a essere musica, non segnale d’allarme. La vicenda del Parco XI Settembre racconta molto di una comunità di provincia: delle difficoltà di bilancio, dei tempi amministrativi, delle critiche – talvolta aspre – tra maggioranza e opposizione, ma anche della capacità di riportare il discorso su ciò che conta davvero. Perché un’area giochi non è solo un arredo urbano. È uno spazio di crescita, un piccolo laboratorio di autonomia, il primo territorio dove si impara a salire, scendere, aspettare il proprio turno. Restano, naturalmente, le sfide: la manutenzione costante, il controllo contro eventuali atti vandalici, la cura del verde.

PICCOLE COSE Un parco è un organismo vivo, chiede attenzione continua. Ma la riapertura segna un punto fermo: la volontà di non lasciare che il degrado diventi abitudine. A Mede, domenica, non si è semplicemente riaperto un cancello. Si è riaperta una consuetudine: quella delle famiglie che si danno appuntamento al tramonto, dei palloni che rotolano sull’erba, delle chiacchiere sulle panchine. Piccole cose, certo. Ma sono proprio le piccole cose a tenere insieme un paese.

Davide Zardo

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