Negli ospedali pavesi i non vaccinati sono il 12%, circa duemila

L’esercito dei no-vax sanitari è meno corposo di quanto sembra. I dati diffusi dall’Agenzia per la tutela della salute di Pavia, che coordina la campagna vaccinale provinciale,

indicano che il 16.3% di quanti lavorano nelle case di riposo, il 10% di chi lavora in ospedali pubblici e privati e il 20.2% di coloro che sono impiegati nelle altre strutture socio-sanitarie non ha dato la disponibilità per essere vaccinato (al 29-03).

Si tratta di 789 professionisti nel primo gruppo, circa 984 nel secondo, tra cui tuttavia rientrano anche gli amministrativi, molti dei quali neppure avrebbero dovuto ricevere il vaccino in questa fase non essendo a contatto col pubblico, e 220 nel terzo, per un computo approssimativo di 2mila che corrisponde a circa il 12% del totale di quanti lavorano nel campo della sanità in Provincia, un valore equivalente a quello generale degli italiani che non intendono vaccinarsi, così come rilevato da Swg il 22 marzo per La7. Ats tuttavia precisa che tra questi non tutti rifiutano i vaccini:

E’ da evidenziare che in caso di operatore che ha contratto il Covid, le indicazioni ministeriali prevedono l’effettuazione della vaccinazione dopo almeno 3 mesi dall’infezione, pertanto alcuni operatori che avevano aderito risultano a oggi non vaccinati come da indicazioni del Ministero della salute

IMMUNI Tra chi invece ha detto sì e non ha contratto il Sars-CoV-2 non tutti hanno ricevuto sia la prima sia la seconda dose. Nelle rsa sono 3695 quelli che hanno fatto la “fase 1”, il 91.1% degli aderenti e il 76.3% del personale complessivo, e 2494 quelli che hanno completato il percorso, il 61.5% pari al 51.5% del totale. Se ci si sposta presso Residenze sanitarie per disabili, Centri diurni per disabili, Comunità di tossicodipendenti e servizi simili sono 946 quelli che rientrano nel primo gruppo, il 73.7% corrispondente al 62.8% del totale, e 496 quanti hanno avuto la doppia inoculazione, il 39% ovvero il 33.3% degli addetti. Ats non ha i dati degli ospedali, nei quali tuttavia le percentuali dovrebbero essere superiori stante una maggiore adesione di partenza. Più dei refrattari al vaccino, i cui saldi principi potrebbero essere minati dalle “sanzioni” allo studio da parte del Governo, fa riflettere che tra quanti si sono resi disponibili non si è ancora conclusa la vaccinazione.

IL PUNTO E’ uno dei segnali della rincorsa della Lombardia, che sconta scelte politiche e manageriali sbagliate e da modello si è trasformata in anti-modello. Facendo riferimento alle analisi indipendenti di Gimbe – basate sugli open data del Ministero della salute –

il 5.6% della popolazione regionale ha ricevuto la prima dose, a fronte di una media italiana del 5.8% che va dal 7.4% del Molise al 3.7% della Basilicata, mentre il 4.7% ha avuto anche la seconda iniezione, contro una media italiana del 5%, in un range che passa dal 6.3% di Friuli, Piemonte e Molise al 3.7% della Sardegna.

Per quanto riguarda gli over80, la frazione più importante da vaccinare per poter pensare a “riaprire”, il 20.9% ha completato il ciclo, il 32.1% è a metà del percorso, poco più di uno su due; nella provincia autonoma di Bolzano sono il 49.1% e il 22.4%, la media italiana è del 25.6% e del 27.2%. A livello nazionale 2.97 milioni di italiani sono stati immunizzati, il 5% della popolazione, altri 3.48 sono al primo step, il 5.8%.

Giuseppe Del Signore

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