Città Metropolitana prova a sparigliare il fronte del sì con una “nuova” proposta per il collegamento tra Vigevano e Magenta, ma Anas avvisa che qualunque variante comporterà un allungamento dei tempi per realizzare l’opera. La cosiddetta “superstrada”, che super non è trattandosi di una strada extraurbana secondaria di categoria C1, cioè una corsia per senso di marcia, nella proposta presentata dal vice sindaco Arianna Censi al Ministero delle infrastrutture dovrebbe cambiare volto: la tratta C da Vigevano ad Albairate sarebbe realizzata con modifiche, la tratta A, da Albairate a Magenta, sarebbe fortemente ridimensionata. Nella lettera l’asse viario è abbinato alla realizzazione del raddoppio ferroviario selettivo sulla Milano-Mortara, in un colpo solo un’apertura a due infrastrutture che il territorio attende da decenni, fatta dallo stesso ente che si oppone alla prima da quando si chiamava Provincia e che in passato non ha dimostrato calore per l’avvicinamento della città ducale alla “famiglia” metropolitana.
PASSO INDIETRO Prima ancora di valutare come cambierebbe, è importante esaminare i tempi, perché per l’iter dovrebbe fare parecchi passi indietro. Anas, che è Responsabile unica del procedimento, pur non entrando nel merito per la tratta C precisa che
«di certo una volta condivise le modifiche, detto progetto definitivo andrebbe aggiornato e ritrasmesso al Ministero per la nuova fase di verifica di ottemperanza».
Dato significativo, dal momento che lo sblocco di molte infrastrutture in tutta la penisola sarà contestuale al lancio del Next Generation Italia, cioè ai prossimi mesi e non ai prossimi anni, come sarebbe nel caso in cui si dovesse tornare indietro nel procedimento.
Vista da Milano il braccio Vigevano-Albairate sarebbe confermato come previsto dal progetto di Anas nella parte dell’adeguamento della ss494 fino alle porte di Abbiategrasso, per poi fare una “curva” più stretta e immettersi nella circonvallazione abbiatense anziché oltrepassare del tutto la città per ritornare sulla 494 più avanti come nell’impostazione attuale; la tratta A di fatto sarebbe cancellata e sostituita da rotatorie, gallerie e adeguamenti in sede. Per ora solo un disegno, perché il progetto Città Metropolitana non l’ha presentato, e neppure innovativo, perché si tratta della stessa soluzione che era stata portata in passato ad altri tavoli ministeriali e che, dal fronte del sì, si fa sapere che «è stata rifiutata dai tecnici perché dal punto di vista idrogeologico crea più problemi del tracciato attuale». Cosa spinge a rendere pubblico un progetto che finora era sempre stato vagheggiato senza mai essere rivelato?

COMMISSARI Anche se non ci sono conferme ufficiali sembra che il quadro politico intorno alla Vigevano-Magenta sia cambiato. Prima la mossa del senatore del Pd Alan Ferrari, che insieme al collega dem Vincenzo D’Arienzo ha inserito quest’opera insieme a quelle per le quali individuare dei commissari sul “modello Genova”, quindi quella di Anas, che nei giorni scorsi ha incontrato il presidente del Consiglio regionale Attilio Fontana per chiedergli di farsi carico di sollecitare al Mit lo sblocco di quei progetti che sono pronti, non hanno vincoli tecnici e attendono solo il via libera. Tra questi rientra a pieno titolo la tratta C, il cui progetto definitivo è pronto ed è stato inviato al Ministero dell’ambiente per la Verifica di ottemperanza alla Valutazione d’impatto ambientale – che è stata avviata l’estate scorsa anche se non c’è notizia della conclusione – ovvero il passaggio che non era stato fatto prima della delibera 7 del 2018 del Cipe e che ha spinto il Tar di Milano ad annullarla nel gennaio del 2020. Non una valutazione nel merito, che non compete al Tar, ma l’indicazione di riprendere l’iter dal nodo mancante.
Al momento si tratta di posizionamenti tattici: la Vigevano-Magenta non rientra tra i 57 interventi affidati ai 29 commissari straordinari lo scorso 16 aprile, in gran parte individuati dal governo Conte-2, ma con un ministro tecnico come Enrico Giovannini, due vice ministri come Teresa Bellanova (Italia Viva) e Alessandro Morelli (Lega), il Pd milanese non ha più il sostegno di Paola De Micheli, che era arrivata a dichiarare all’agenzia Dire che «il progetto precedente sulla Malpensa-Vigevano non è bloccato, semplicemente non si farà», tuttavia senza mai mettere questa intenzione per iscritto. La proposta allora si potrebbe spiegare col timore di vedere la strada inserita nel secondo blocco, atteso nelle prossime settimane, e sarebbe da leggere come un tentativo di dividere il fronte del sì, facendo balenare sia la tratta C seppure ridimensionata sia il raddoppio ferroviario.
Giuseppe Del Signore


