Letti e piaciuti / Un gioco di troni

Shakespeare con i draghi: e chi non lo leggerebbe? Per questo, quando dovevo consigliare un fantasy a qualcuno che non amava il fantasy, avevo gioco facile a fare il nome di George RR Martin. Uso il passato perchè ormai Martin è il mainstream: nato come scrittore da rivista pulp, l’opera che gli ha svoltato la vita sono Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, la saga (tutt’ora incompiuta) da cui ha avuto origine la fortunatissima serie tv Game of Thrones, divenuta ormai un caposaldo della cultura pop globale.

Peculiarità delle Cronache sono un intreccio caratterizzato da continui colpi di scena (proverbiali le morti, spesso truculente, di personaggi fino a poche pagine prima protagonisti centrali), un imponente lavoro di worldbuilding e una messinscena quasi teatrale, con lunghe scene di dialoghi elaborati, monologhi, sottotesti e non detti.

Perchè, al netto di non voler fare sconvenienti paragoni col Bardo, c’è davvero qualcosa di shakesperiano nell’opera di Martin: Westeros è una terra dove il potere spesso porta alla tragedia, dove i buoni sono pochi e anche i cattivi hanno (talvolta) le loro ragioni; dove le antiche profezie e i predestinati restano sullo sfondo di un mondo mosso perlopiù da intrighi di palazzo, lotte dinastiche, drammi familiari, battaglie poco cavalleresche.

Sì, ci sono anche i draghi: ma la magia, il sense of wonder che restituisce l’esperienza del fantastico (che pur c’è, e nella quale Martin dà il meglio di sè soprattutto nella descrizione delle location geografiche: come non rimanere a bocca aperta davanti alla Barriera, una muraglia di ghiaccio alta 200 metri e lunga centinaia di chilometri…) non sono un deus ex machina risolutivo, quanto piuttosto ingranaggi, spesso neanche i principali, di un famigerato quanto umanissimo gioco di potere. Il primo libro della saga è Un gioco di troni, uscito nel 2019 (inizialmente pubblicato in Italia in due distinti volumi, Il trono di spade e Il grande inverno, rispettivamente del 1999 e del 2000) e ha un solo difetto: si legge in un lampo e ti spinge compulsivamente a fare lo stesso con gli altri quattro tomi successivi.

E poi? E poi c’è da aspettare: da 15 anni Martin è bloccato nella scrittura di Winds of winter, il penultimo libro della serie. Ma anche se si rischia di non vederne mai la fine, quello a Westeros resta sempre un gran bel viaggio da fare.

Alessio Facciolo

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