La campagna vaccinale riprende vigore finita la pausa estiva. Dopo il rallentamento di luglio e soprattutto agosto, in cui si sono fatte per lo più seconde dosi, si ritorna a ritmi più sostenuti,
con l’obiettivo di colmare il gap che separa la provincia di Pavia dal resto della Lombardia.
Nel territorio pavese la copertura con prima dose ha raggiunto il 73.1% della popolazione totale e l’82.7% di quella target ovvero di chi in potenza può vaccinarsi, per la seconda dose si è al 61.1% di tutti i pavesi teoricamente immuni (dati al 06-09). A livello regionale i lombardi raggiungono il 74.4% per la prima e il 64.1% per la seconda dose, valori sensibilmente più alti, ma una qualsivoglia immunità di gregge resta lontana, anche in considerazione del fatto che la variante delta del Sars-CoV-2 può infettare anche soggetti vaccinati.
I NUMERI Si spiega anche così la decisione del Governo di spingere sull’estensione della Certificazione verde, che pur non essendo nella forma un obbligo nella sostanza si configurerà sempre più come tale e fungerà da leva per spingere a immunizzarsi i recalcitranti, non tanto i veri e propri “no vax” quanto coloro che finora hanno preferito “mandare avanti” gli altri. L’obiettivo è raggiungere il tasso più alto possibile di copertura entro l’arrivo dell’autunno, periodo che coinciderà col ritorno di una vita sempre più al chiuso e col conseguente rischio di un’accelerazione dei contagi. Del resto se è vero che anche un vaccinato si può ammalare, l’Istituto superiore di sanità ha certificato sulla base dei casi di agosto che questo succede in misura molto minore rispetto a chi non lo è, soprattutto nelle fasce più giovani: tra i 12 e i 39 anni il 74.9% dei contagiati non ha fatto neppure una puntura, il 13.2% e ha metà del ciclo e il 12% ha finito, il che si traduce in un’efficacia della protezione pari al 67.2% per questi ultimi e al 44.4% per i secondi. Lo “ombrello” diventa più resistente se si considerano ospedalizzazioni e decessi:
chi ha fatto le due dosi ha un rischio dall’87.9% al 93.9% più basso in funzione dell’età di essere ricoverato, dal 94.3% al 96.6% di finire in rianimazione e dal 93.9% al 96.9% di morire.
SITUAZIONE Questi numeri spiegano perché l’esecutivo non intende recedere dalla linea della fermezza sul Green pass, poiché a fronte del persistere dell’epidemia la possibilità di evitare chiusure e limitazioni agli spostamenti si gioca sulla tenuta del sistema ospedaliero. In Lombardia dipenderà dai circa 42mila over 80, 300mila nella fascia 60-79, 750mila nella 40-59, 350mila nella 20-39, 270mila nella 12-19 che mancano all’appello, valori che a livello comunale si traducono nel 71.4% raggiunto da Vigevano per chi è a metà percorso (+3.4% rispetto a sette giorni fa) e al 59.7% per chi ha finito (+1.9%), nel 69.3% e 56.8% di Mortara (+3.8% e +2.4%), nel 72.4% e 60.8% di Gambolò (+3.5% e +1.8%), nel 71.3% e 60.5% di Garlasco (+2.9% e +2%); a Pavia si arriva al 78.8% e al 64.8% (+2% e +2.4%), a Voghera al 72.1% e al 61.1% (+2.8% e +0.4%).

