«In questo “mestiere” si pensa di dare qualcosa al prossimo, ma in realtà è molto più quello che si riceve».
SI RICEVE DI PIÙ Così monsignor Vincenzo Di Mauro, vescovo emerito di Vigevano, commenta il suo 50° di ordinazione sacerdotale, ricordato nella messa crismale di giovedì 2 aprile in Duomo insieme ad altri anniversari: 55 anni per monsignor Gianfranco Zanotti e per don Felice Locatelli, 50 per padre Gianbattista Carnevale Garè, 25 per don Carlo Brivio, don Enea Cassinari e don Giacomo Chiarello. Monsignor Vincenzo Di Mauro (nato nel 1951) è stato ordinato nel 1976, ed è legato a Vigevano perché il 22 novembre 2010 papa Benedetto XVI lo nomina vescovo coadiutore della diocesi ducale con il titolo “ad personam” di arcivescovo. Il 6 dicembre seguente prende possesso del suo incarico nella cattedrale di Sant’Ambrogio, e il 12 marzo 2011 succede al vescovo Claudio Baggini. Il 21 luglio 2012 papa Benedetto XVI accoglie la sua rinuncia, presentata per gravi problemi di salute. Da vescovo emerito risiede a Cinisello Balsamo, esercitando il suo ministero in Lombardia come delegato della Conferenza episcopale lombarda per il tempo libero e lo sport.
GRATITUDINE «Provo tanta riconoscenza, e basta – ha dichiarato monsignor Di Mauro prima della celebrazione presieduta dal vescovo, monsignor Maurizio Gervasoni – Sono uno a cui piace la ferialità: festeggio volentieri per gli altri, ma per me preferisco che non si facciano grandi celebrazioni. Ringrazio Dio perché ho ricevuto tanto, questo sì». Nella messa crismale, cuore del Giovedì Santo, i sacerdoti della diocesi si sono ritrovati attorno al vescovo Maurizio Gervasoni per rinnovare le promesse fatte nel giorno lontano dell’ordinazione e per benedire gli olii: l’olio degli infermi, quello dei catecumeni, e il crisma destinato a segnare fronti, mani, altari. Una celebrazione toccante, animata dalla corale diretta da don Paolo Lobiati, con una nutrita partecipazione di fedeli.
ANNO SPECIALE «In questo anno speciale che segna l’ottavo centenario della morte di san Francesco — ha spiegato monsignor Gervasoni — Gesù può finalmente agire con amore, dandoci uno sguardo nuovo che si realizza nel dare la nostra vita per gli altri. L’abbandono al Padre per amore: questa è la salvezza. Se Gesù non fosse morto, la salvezza non ci sarebbe stata. Cristo si è progressivamente spogliato di tutto, come san Francesco ha fatto dopo di lui. Un “transito” che celebriamo come anno giubilare, anno di grazia. Ma questa grazia è Gesù stesso, che a Nazareth invece viene respinto, perché i suoi compaesani si aspettano dei miracoli. Francesco è configurato a Cristo non perché nella sua vita — non piacevole ma piena di dolori, delusioni e tradimenti — ha fatto miracoli, ma perché con il progressivo morire del suo corpo si è abbandonato a Dio.
La morte diventa sorella, separa dalla passione e apre le porte alla resurrezione. È proprio col transito finale che si compie l’anno di grazia.
Davide Zardo
1L’insegnante: «Da bambino non volevo fare il chierichetto»
Don Felice Locatelli, nato nel 1947 a Cergnago e ordinato il 13 novembre 1971, è entrato in seminario dopo un percorso che – come lui stesso racconta con ironia – non sembrava affatto destinato al sacerdozio.«Quando frequentavo le elementari, tutti i miei coetanei facevano i chierichetti, mentre io no. Il parroco un giorno chiese a mia madre il motivo di questa scelta. Lei mi fece un bel “refilè” e finalmente mi estorse la verità: un ragazzo che abitava vicino a casa mia, che aveva iniziato a fare il chierichetto, era entrato in seminario per diventare sacerdote. Io non volevo fare il prete, e credevo che quello del ministrante fosse solo il primo passo per il sacerdozio. Quando mi fu spiegato che la cosa non era automatica, anch’io iniziai a servire messa.
E più avanti, con le scuole medie, entrai davvero in seminario. Quel ragazzo, tra l’altro, era don Teresio Cigala.
Per lunghi anni la vocazione di don Felice si intreccia con l’insegnamento: ha svolto oltre quarant’anni di attività come docente di religione nelle scuole, ed è stato insegnante nel seminario vescovile di Vigevano per più di un decennio. Da molti anni inoltre è responsabile della mensa dei poveri di Mortara. Una doppia anima – educativa e pastorale – che lo ha reso una figura capace di dialogo, attenta soprattutto ai giovani e alla formazione culturale e sociale, oltre che religiosa. Quali sentimenti prova per questo 55° anniversario? «Sono poco attento alle date, alle ricorrenze. Questa però è un’occasione per stare con altri sacerdoti, ed è uno spirito di fraternità che mi fa sempre piacere».
2Il missionario: «Ho girato il mondo, ma mi manca Gambolò»
Padre Giambattista Carnevale Garè, 75 anni, è stato missionario in Francia, Africa, India, Brasile. Nato a Vigevano da una famiglia originaria di Gambolò, nel 2025 è tornato nella città ducale, dove opera nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Cristo Re insieme al parroco, padre Nicolas Banyikwa, e a padre Graziano Bruno Legnaro. Come loro, fa parte della congregazione dei Padri della dottrina cristiana, fondata da san Cesare de Bus. Dopo aver iniziato le scuole all’istituto Negrone, che a quei tempi era retto dai padri Dottrinari, ha sentito la vocazione sacerdotale e nel ’63 ha continuato le medie, a partire dal secondo anno, nel seminario minore di San Damiano d’Asti.
Inizia il noviziato nel ’71, nel seminario di Varallo Sesia frequenta il liceo e gli studi di filosofia, mentre per teologia va a Torino, e il 27 giugno 1976 viene ordinato a Gambolò dal vescovo Mario Rossi. Da lì una fitta serie di impegni che dal Negrone a Cavaillon (città natale di san Cesare de Bus), dall’India al Burundi, da Roma a Salerno, lo porteranno ai vertici della congregazione, soprattutto nella formazione del noviziato internazionale. «Provo gioia e gratitudine per questi 50 anni di sacerdozio, e un fortissimo legame con Gambolò, dove sono nato. Le mie radici sono lì, ma ora ho anche la grande famiglia dei padri Dottrinari». È più facile fare catechesi in Europa o nei Paesi in via di sviluppo? «In teoria dovrebbe essere più semplice da noi, per una questione culturale, ma qui in Italia è in calo la volontà di educare la propria fede, mentre in Francia ad esempio ci si sta risollevando con i catecumeni».
3L’economo: «Più passa il tempo, più si impara qualcosa»
Monsignor Gianfranco Zanotti (classe ’47), ordinato sacerdote nel 1971 a Frascarolo, porta sulle spalle una storia lunga più di mezzo secolo. È stato vicario generale della diocesi dal 2007 al 2020, accompagnando con equilibrio e senso pastorale un tempo non privo di cambiamenti e sfide.
Oggi continua il suo servizio come economo diocesano, segretario dell’Opera Charitas e cappellano della casa di riposo Sant’Anna di Garlasco. Il suo stile pastorale è rimasto quello di sempre: sobrio, concreto, essenziale. Non ama i riflettori, preferisce la penombra delle sacrestie, il dialogo sincero, l’ascolto paziente. Un sacerdote che non ha mai smesso di imparare, di mettersi in discussione, di lasciarsi sorprendere dal Vangelo vissuto nelle piccole cose. Quest’anno ricorre il suo 55° anniversario di ordinazione sacerdotale, un traguardo che non ha il sapore della meta, ma piuttosto quello di una tappa lungo un cammino ancora aperto.
Come lo vivo? Bene – racconta – soprattutto oggi che è Giovedì Santo e, con la Messa crismale, rinnoviamo le promesse sacerdotali.
È un momento che ogni anno riporta all’origine, a quel sì pronunciato tanti anni fa, e che continua a risuonare dentro. Poi si ferma un attimo, come a cercare tra i ricordi, e aggiunge con un sorriso semplice, quasi timido: «Più passano gli anni, più l’esperienza aumenta, e si impara sempre qualcosa di nuovo». E infine, come un’eco che arriva da lontano, torna con un tocco di umorismo alla voce del suo vecchio parroco, custodita come una piccola eredità: «Se rinasco un’altra volta, faccio ancora il prete».