L’assoluzione generale, un evento epocale

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Ha avuto un pubblico di 560 spettatori l’Assoluzione generale impartita dal vescovo di Vigevano nella serata di venerdì 10 aprile in Duomo e trasmessa sul canale Youtube e sulla pagina Facebook dell’Araldo. Un rito nuovo, dettato dalle condizioni dell’emergenza Coronavirus, e previsto in casi straordinari come questo.

Stiamo vivendo un gesto straordinario – ha detto monsignor Gervasoni – con una Confessione mai vissuta così. In questa straordinarietà la comunità diocesana riunita intorno al vescovo è la Chiesa convocata dal Signore che perdona chi riconosce le proprie colpe, il Signore venuto a cercare il peccatore perduto, e a riportarlo a casa. È una Chiesa penitente, perdonata e riconciliata con Gesù.

«È un segno sacramentale che costituisce la Chiesa, segno della riconciliazione donata a noi penitenti. Gesù è colui che ci salva. Siamo consapevoli che siamo di fronte a Dio, con Gesù, per fare la volontà del Padre, che è la cosa più importante e più bella; siamo invitati a riconoscere i nostri peccati. Il Concilio di Trento lo definisce il “battesimo faticoso”, per la fatica a riconoscere i nostri peccati.

Rileggere la nostra vita alla luce dell’amore di Dio significa accorgerci che siamo pieni di difetti e di peccati, lontani dall’amore di Dio. Dobbiamo alzare lo sguardo alla croce e offrire il nostro pentimento. L’immagine del Vangelo di stasera, quella del “buon ladrone”, descrive quello che viviamo adesso. Quest’uomo si accorge che Gesù è innocente e non ha fatto nulla di male. Davanti a un innocente condannato ingiustamente, il colpevole riconosce d’essere tale. Anche noi dobbiamo accorgerci che qualcosa non va: il pentimento nasce dal riconoscimento della bontà di chi è innocente. “Ricordati di me quando sarai nel tuo regno”, dice il ladrone. Anche noi Gesù, ti chiediamo questo stasera. E il perdono arriva quando Gesù dice. “Oggi sarai con me in Paradiso”. In questa celebrazione Gesù è qui e ci perdona. Allora anche noi ci sentiamo come la donna perdonata da Gesù, che le dice “Neanch’io ti condanno: và in pace e non peccare più”. Siamo peccatori che aspettano di sentirsi dire da Gesù “Oggi sarai con me”. Questo sappiamo che accade adesso. Per penitenza ci impegniamo a un’opera buona: una preghiera a Maria che intercede presso Dio per la pace che il Padre ci regala».