Pietro ha appena dato la risposta giusta. Ha riconosciuto in Gesù «il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Eppure bastano pochi versetti perché tutto cambi.
Quando Gesù comincia a parlare di Gerusalemme, di sofferenza, di morte e di risurrezione, Pietro non ci sta. Lo prende in disparte e prova quasi a correggerlo: «Questo non ti accadrà mai». Vogliamo bene a qualcuno e vorremmo tenerlo lontano dal dolore; crediamo in Dio e ci aspettiamo che la sua presenza renda il cammino più semplice. Pietro non sta soltanto proteggendo Gesù. Sta difendendo l’idea di Messia che si è costruito. Rifiutato e crocifisso non rientra nei suoi programmi. Qui il Vangelo diventa scomodo anche per noi. Si può riconoscere Gesù e, nello stesso tempo, pretendere di indicargli la strada. Si può professare la fede e continuare a pensare secondo criteri che con il Vangelo hanno poco a che fare. Per questo la risposta di Gesù è durissima: «Va’ dietro a me». Pietro deve tornare al posto del discepolo. Non davanti, a scegliere la direzione, ma dietro, a seguire. È una delle conversioni più difficili: rinunciare a un Dio costruito sulle nostre attese per lasciarci condurre dal Dio di Gesù Cristo. Poi arrivano parole che conosciamo bene e che per questo rischiamo di non ascoltare più:
Rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
La croce non è l’elogio della sofferenza e neppure l’invito a sopportare passivamente ciò che ferisce. Gesù non chiede di cercare il dolore. Chiede di non fare della propria vita qualcosa da difendere a ogni costo. Il contrario del Vangelo è forse proprio questa continua preoccupazione di salvarsi: il proprio posto, l’immagine, le sicurezze, il tempo, le ragioni. A forza di trattenere tutto, si rischia di perdere ciò che conta. Gesù propone il movimento opposto: la vita si ritrova quando diventa dono. Lo sappiamo anche senza grandi discorsi. Accade in una famiglia quando qualcuno mette da parte il proprio comodo per prendersi cura di chi ha bisogno; accade nel lavoro quando la correttezza vale più del tornaconto; accade nelle comunità quando si smette di chiedersi chi abbia ragione e si comincia a cercare ciò che costruisce davvero. Sono piccole croci, spesso senza nulla di eroico, nelle quali si decide però quale direzione dare alla vita. «Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?». È una domanda che attraversa anche il nostro tempo, così abituato a misurare ciò che possediamo, produciamo, raggiungiamo. Si può avere molto e accorgersi di avere smarrito il centro. Il Vangelo di questa domenica non disprezza i desideri dell’uomo: li porta più in profondità. Ci ricorda che una vita riuscita non coincide con una vita al riparo da ogni fatica, ma con una vita che ha trovato per chi e per che cosa vale la pena spendersi. Pietro dovrà impararlo lentamente, passando attraverso cadute e ripartenze. Come noi. Seguire Gesù non significa aver capito tutto. Significa accettare, ogni giorno, di tornare dietro a lui.
don Carlo Cattaneo


