Sport / Tacchini: «Puntare su educazione, inclusione e territorio»

«Le società, a partire da quelle dilettantistiche, devono puntare sui valori dello sport e sul coinvolgimento del territorio, aprendo i propri campi in fasce orarie dedicate al gioco libero o attraverso eventi polisportivi nelle scuole e nei parchi». E ancora «proporre un’attività motoria e di squadra che possa valorizzare ogni abilità dei ragazzi, in modo che lo sport torni uno strumento formativo e sociale».

Daniele Tacchini

INFRASTRUTTURE Queste sono solo alcune proposte di Daniele Tacchini, allenatore vigevanese attualmente coordinatore sportivo del Csi Milano. Impegnato in progetti sportivi scolastici, Tacchini traccia una rotta per un calcio che può tornare a essere alla portata di tutti, anche se «quella del costo del calcio è stata una boutade tirata fuori da qualche personaggio noto qualche mese fa per giustificare in maniera un po’ semplicistica il fatto che da dodici anni non ci qualifichiamo al Mondiale. Se fosse vera questa cosa, allora una disciplina come l’atletica leggera, che magari non costa tanto come iscrizione, ma costa come impegno dato che non tutte le città sono provviste di una pista di atletica, non avrebbe vinto nulla negli ultimi anni». E a dare lustro al Belpaese ormai non sono più i fuoriclasse del calcio. «Se l’Italia ora come ora è famosa nel mondo, è grazie a questi sport che erano definiti “minori” che sono quelli che trascinano il Paese – continua il coordinatore –

Non parlo del tennis che notoriamente è sempre stato uno sport elitario e che in questo momento ha un sacco di nuovi partecipanti perché sfrutta il fenomeno dei campioni, ma perché la federazione tennis sta investendo molto nei circoli, nelle strutture e nelle scuole.

CALCIO CHE NON PIACE E il calcio? Secondo Tacchini non ha del tutto smarrito la sua funzione di sport popolare. «Sotto certi punti di vista è ancora così. Collaboro molto con gli oratori del Csi, vedo che tante società oratoriali hanno delle quote di iscrizione basse, 120/150 euro all’anno, che significa 15 euro al mese. Certo è vero che le società che fanno campionati Figc hanno aumentato le quote di iscrizione perché la legge sport uscita quattro anni fa ha tolto loro risorse che servivano a tenere le quote più basse – spiega – Siamo passati da 500 euro all’anno a 1000, che significa 100 euro al mese, a fronte comunque di 20 impegni mensili. A livello federale le società sono obbligate a cercare di raccogliere più risultati possibili nel breve termine, altrimenti si vedono depauperare ulteriormente il numero degli iscritti. Le statistiche non dicono che il calcio ha perso iscritti, ma che la Figc ha perso iscritti, a fronte di altri sport e del Csi.

La gente quindi non va via dal calcio, va via da un certo tipo di calcio diventato più costoso rispetto ai parametri precedenti e che ha creato un indotto non certo positivo in termini di immagine.

EDUCAZIONE Il riferimento è alla condanna di episodi che di sportivo non hanno nulla, tra risse tra i genitori, aggressioni agli arbitri e ad allenatori che pensano solo a vincere i campionati. Il riferimento è anche e soprattutto a una «componente educativa che le società devono recuperare – sottolinea Tacchini – coinvolgendo anche le famiglie dei ragazzi. Bisogna recuperare credibilità, sia a livello dilettantistico, sia a livello di risultati della Nazionale maggiore, che è quella che poi traina tutto il sistema. La Pallavolo si è mossa in questa direzione. Partendo dai risultati della Nazionale ha investito in progetti scolastici, donando kit di allenamento, possibilità di lezioni e tuttora sta raccogliendo i frutti di un ottimo lavoro». Facendo invece un ragionamento a lungo termine «vanno potenziate le infrastrutture, bisogna aumentare le ore didattiche di attività motoria nelle scuole. A giugno sono stato in Minnesota per fare un camp di calcio e ogni scuola faceva otto ore settimanali di educazione fisica – conclude l’allenatore – Il capoclasse, su indicazione del professore, organizzava un’amichevole a settimana in autonomia tra la propria classe e altre. A settembre le attività sportive federali sono vietate, ma vengono organizzati i tornei scolastici, prima a livello statale, poi a livello nazionale. Si parte da otto ore di lezione, da una struttura pubblica per cui si esce di casa e si trova subito un campo di calcio. Ecco questa è una cosa che andrebbe fatta anche da noi».

Edoardo Varese

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