5 aprile, Pasqua di Resurrezione

La corsa di Maria Maddalena nel buio ancora fitto del primo giorno della settimana apre il racconto della Pasqua con una forza profondamente umana, fatta di dolore, smarrimento e desiderio sincero di cercare il Signore anche quando tutto sembra perduto. Il sepolcro è vuoto e questo vuoto non genera subito fede, ma inquietudine, domanda e ricerca.

È sempre così: la Pasqua nasce dentro un cuore ferito che non si arrende, dentro una relazione che non si spegne e continua a cercare anche nel silenzio e nell’attesa. Accorrono allora Simon Pietro e Giovanni. Il Vangelo sottolinea un dettaglio carico di significato: uno corre più veloce, l’altro arriva prima ma lascia entrare Pietro. È il segno concreto di una Chiesa dove i carismi sono diversi ma non opposti, dove ciascuno riconosce il posto dell’altro e la fede cresce nella comunione e nella reciprocità. Entrano nel sepolcro e vedono i teli posati e il sudario piegato a parte. Non c’è disordine, non c’è fretta, non c’è violenza: tutto parla di pace, di compimento, di una presenza che ha attraversato la morte senza subirla. La Risurrezione non è un ritorno alla vita di prima, ma una novità radicale, una creazione nuova che cambia il senso stesso della storia e apre un orizzonte definitivo. Ed ecco il cuore del racconto: vide e credette. Senza aver ancora visto il Risorto, senza aver ascoltato la sua voce, Giovanni crede. È una fede che nasce da segni poveri ma veri, da un’assenza che diventa presenza, da un’intuizione illuminata dall’amore che riconosce Dio all’opera.

Anche noi siamo davanti a quel sepolcro vuoto: non abbiamo prove evidenti, ma segni che parlano al cuore e alla vita.

La Parola annunciata, i Sacramenti celebrati, la vita nuova che fiorisce nella Chiesa sono tracce concrete di una presenza viva che continua ad agire nel tempo. Il Vangelo aggiunge che non avevano ancora compreso la Scrittura, eppure credono. Questo è decisivo: la fede non è il punto di arrivo di una comprensione perfetta, ma l’inizio di un cammino fiducioso che cresce nel tempo e nella relazione con Cristo. Pasqua è passaggio dal vedere al credere, dalla paura alla speranza, dalla chiusura alla vita nuova. Cristo è risorto davvero e continua a trasformare la storia e il cuore di chi si lascia incontrare, guidare e rinnovare dalla sua presenza viva oggi e sempre

don Carlo Cattaneo

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