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lunedì, Agosto 8, 2022
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    Il messaggio del Vescovo per la Quaresima

    La pandemia sembra che si stia affievolendo, o comunque si sta indebolendo. Dopo la prima ripartenza e la successiva delusione, abbiamo imparato a non gioire subito dei miglioramenti, ma qualche speranza in più davvero nel nostro cuore c’era. La quaresima di quest’anno, però, purtroppo, ci raggiunge nel cuore con altre emozioni e pensieri.
    La guerra in Ucraina si è abbattuta su tutti noi e ha dischiuso situazioni che avremmo davvero voluto evitare. Paura, rabbia, compassione, rivendicazione, pianto, sgomento… esprimono quello che in questi casi si sfoga nel grido. Insieme, però, ognuno di noi sa molto bene che la realtà non concede sconti in questi casi. Il ricorso alla forza militare costringe a rimanere in una secca alternativa, se ci sono vie di successo o se ci si trova davanti a una situazione tragica. Entrambe le soluzioni mettono ciascuno di noi in una condizione insieme ineludibile e dolorosamente inutile. Non ci è dato di intervenire efficacemente e intelligentemente.
    La rivendicazione della giustizia, che sorge spontanea nel cuore, deve fare i conti con la valutazione della realtà e, tristemente, si deve riconoscere che trovare una via facile alla giustizia non c’è proprio. Neppure la deterrenza sembra efficace: le sanzioni economiche come risposta all’invasione non sembra facciano altro che far innalzare la posta in palio e con ciò i rischi. L’uso della forza chiede poi di sottovalutare il dolore della difesa e le conseguenze che vengono dal nemico, perché si è convinti che alla fine vincerà chi sa resistere di più.
    Il problema diventa sapere quando il nemico è vinto: quando si ritira o quando muore. Solo nello sport si va ai punti e ci si affida ai giudici. Qui non sembra esserci giudice che tenga. Il proverbio che dice di non giocare con il fuoco sembra qui molto appropriato. Giocare con il fuoco significa, per chi corre questo rischio, non capire che i limiti del gioco non sono conosciuti dal fuoco, ma restano comunque molto pericolosi per la vita. Il fuoco non riconosce il verdetto del giudice. Nella guerra l’umanità spinge avanti un gioco, che crede di sapere condurre efficacemente, senza valutare che la posta in palio, ossia l’esistenza, non fa parte delle regole del gioco e perciò non può essere messa in gioco, perché non è nostro possesso e non se ne può disporre a piacimento…
    L’esistenza non può cadere sotto il dominio della volontà e delle emozioni umane, mentre in questo rischio: la guerra, il duello, la roulette russa… si gioca ciò di cui non si può disporre. Non si può uscire dal gioco a meno di vincere, ma se si vince, il gioco rinvia sterilmente alla condizione da cui si voleva uscire giocando. Insomma, questo gioco è tanto più forte quanto più è sciocco. Per questo si dice che la vita è sacra. Ma insieme si dice che la vita è dono. Il sacro e il dono costituiscono lo sfondo su cui nasce la nostra libertà, che trova la sua realizzazione quando, da un lato, si attua come fede, dall’altro, quando agisce amando.
    La fede ci ricorda che il gioco guidato dalla nostra volontà deve farci fare un passo indietro per riconoscere la realtà come data e non come a totale nostra disposizione, la carità indica che la libertà si realizza davvero quando fa sì che tutti possano vivere proprio creando agli altri lo spazio di vita. Questi atteggiamenti sono nel cuore del percorso quaresimale, che chiede all’uomo di accompagnare Gesù nel cammino verso la passione, la morte e la risurrezione. Fare spazio perché la realtà appaia per quello che essa è veramente, dare tempo perché le istanze degli altri trovino serena accoglienza e critica valutazione sono le condizioni del tempo quaresimale. Occorre tacitare il nostro io per fare sì che esso si riscopra veramente, solo dopo avere accolto con amore l’altro e la realtà. Ho partecipato alla celebrazione del cinquecentesimo anno del miracolo che ha dato origine al santuario della Madonna delle lacrime di Treviglio. Il 28 febbraio 1522, Treviglio era assediata dall’esercito francese che voleva distruggerla. Nel fervore delle ultime e inefficaci trattative, alcune persone pregarono la Vergine in una cappella dove c’era un quadro che la rappresentava. «Miracolo! La Madonna piange!». Questa notizia si diffonde tra la gente e arriva ai comandanti. Presi dallo stupore essi vanno al quadro e vedono che davvero la Madonna piange. Il comandante francese si toglie l’elmo e la spada e li depone ai piedi della Vergine. Tutti si inginocchiano e lodano Dio per la grazia della pace. Mi ha fatto pensare questo episodio.
    I cuori degli uomini in armi hanno cambiato atteggiamento vedendo Maria che in silenzio piangeva. L’orgoglio ha lasciato spazio alla compassione e la rivendicazione non è più stata quella della giustizia vendicativa e punitiva, ma quella della compassione per la comune umanità. Perché Maria piange? Come mai la madre del Signore piange? Un’improvvisa percezione della realtà scuote il cuore di quelle persone e si accorgono che la vera giustizia è quella che sa acconsentire e sa convincere. Maria piange per la durezza dei cuori e per l’inganno delle motivazioni ella violenza. Maria piange per lo stesso motivo per cui Gesù muore perdonando coloro che, in fondo, sono ignoranti e presuntuosi. Questo è l’intento profondo della Quaresima, tempo di preghiera, penitenza ed elemosina, tempo favorevole per la conversione del cuore. E’ proprio ciò di cui abbiamo forte bisogno tutti. Invito tutti alla preghiera per la pace e per la conversione del cuore. Invito tutti a gesti di riconciliazione e di pace.

    + Maurizio

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