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venerdì, Ottobre 22, 2021
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    Il programma pastorale sulla Liturgia

    Lo scorso 10 settembre il vescovo Maurizio ha convocato la diocesi presso il santuario mariano della Bozzola e ha presentato il Programma Pastorale per il biennio 2021-2023, che permette di fissare lo sguardo sul tema della liturgia. Come ormai siamo abituati, il metodo è sempre il medesimo: siamo invitati ad approfondire il tema – per il prossimo biennio la liturgia – approfondendolo alla luce delle Scritture e della Tradizione cristiana, ovvero imparandolo dalle fonti della fede; nel contempo osserveremo per bene quanto avviene nelle nostre comunità, valutando il nostro fare liturgico alla luce delle cose che avremo approfondito, per capire se siamo su una buona via, se stiamo sbagliando, se dobbiamo correggerci; e infine metteremo in atto azioni pastorali coerenti e coraggiose, per dare alla liturgia il suo giusto respiro.
    Sì, perché la liturgia è proprio “il respiro di ogni comunità”. Senza la liturgia non siamo la Chiesa di Gesù. E il motivo è presto detto.

    Quando il Maestro ci disse «fate questo in memoria di me», ci invitò a radunarci ogni domenica a spezzare e condividere il Pane: questo è liturgia.Quando ci disse «voi sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco… andate e battezzate», abbiamo fin dagli inizi vissuto il gesto del battesimo (più l’imposizione delle mani) per ricevere esattamente lo Spirito del Risorto e appartenere a Gesù, alla sua famiglia: questo è liturgia.
    Quando ci disse «vegliate e pregate… quando pregate dite “Padre nostro”», la comunità dei suoi discepoli da subito si radunò tre volte al giorno proprio per dire quella preghiera insieme a salmi e cantici: questo è liturgia. E ci sarebbero altri esempi da fare, che ora non prendiamo in considerazione.

    Capite allora che abbiamo a che fare con la liturgia quando si uniscono alcune coordinate: ci vuole l’intenzione di Gesù; ci vuole la comunità cristiana che fin dall’antichità interpreta le parole di Gesù e si raduna in assemblea per metterle in pratica; quando un singolo non può partecipare alla preghiera comunitaria, prega a casa ma con le stesse parole degli altri, e il suo spirito è comunque con il resto della comunità, che si chiama “Chiesa”.
    Se mancano queste cose, allora la preghiera diventa individuale e intimistica (oggi useremmo il termine “devozionale”), ma mette da parte la Chiesa e non si riconnette più in linea diretta con l’intenzione di Gesù. Ne viene fuori che la liturgia è l’unico modo per pregare in modo veramente cristiano, per appartenere perfettamente al Signore Gesù!
    Torniamo allora al programma pastorale.

    Il vescovo desidera che torniamo alle fonti della liturgia, che ci lasciamo istruire sulle ragioni profonde del culto cristiano, per imparare di nuovo la bellezza delle intenzioni e delle parole di Gesù, e per scoprirci Chiesa insieme agli altri.
    Quindi ci è data una nuova possibilità di acquisire uno sguardo libero e liberante sulle liturgie delle nostre comunità, che ci faccia dire “Qui siamo nella giusta direzione; là invece stiamo sbagliando e dobbiamo correggere il tiro”.

    Per farci compiere questo processo di verifica e di rilancio, il programma pastorale si articola su questi punti:
    1. L’ascolto della Parola di Dio
    2. L’icona artistica
    3. La dimensione liturgica come compito pastorale
    4. Atto di culto pubblico
    5. Il linguaggio della Liturgia
    6. Le azioni del programma pastorale

    La pagina di Emmaus e il fronte del nuovo altare della nostra cattedrale (punti 1. e 2.) li abbiamo assaggiati proprio nella Assemblea Diocesana dello scorso 10 settembre. Occorrerà riprenderli in tutte le comunità che compongono la diocesi. I successivi tre punti saranno l’oggetto specifico di tutto l’anno: sono i temi principali su cui imparare e su cui confrontarsi, per accogliere la liturgia nella sua essenza (atto di culto pubblico e spirituale) e soprattutto nel suo linguaggio specifico (quello simbolico, insieme all’arte del celebrare e alla mistagogia), per saperla gustare e vivere al meglio.

    A questo sguardo penetrante e rinnovato si collegano le “azioni del programma pastorale” (punto 6.) ovvero le prassi che ciascuna comunità pone in atto per verificare le sollecitazioni liturgiche meditate. Ovviamente tutto questo porterà poi alla decisione – tra un anno – di agire costantemente con certi principi liturgici acquisiti, con certe azioni liturgiche imprescindibili, con certi stili liturgici condivisi, che fanno la bellezza di ciascuna comunità. È e sarà sempre più importante un aspetto. Dobbiamo imparare il metodo della “sinodalità” ovvero dobbiamo rifiutare con forza la vecchia impostazione che demanda al prete ogni decisione e ogni azione. La comunità cristiana, per lo meno quella “eucaristica” che frequenta, vive di liturgia: sarebbe un peccato lasciare che uno solo la tratti in base ai suoi gusti personali. Lavoriamo in comunione, perché la Chiesa è comunione di persone.

    E la vita della Chiesa è visibile anzitutto nei suoi gesti liturgici.

    Don Luca Girello

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