Che retaggio spirituale ha lasciato Nerino Cobianchi? Parrocchia, Scout, Caritas: tutte realtà con cui era venuto a contatto, e alle quali ha trasmesso un segno, un ricordo.
IL “PREVO” La prima testimonianza è quella di chi ora non c’è più, ed è stato suo padre spirituale, oltre che co-fondatore dell’associazione Pianzola-Olivelli e della casa di accoglienza per donne bisognose di aiuto: don Mario Tarantola, che nella prefazione a una breve biografia di Cobianchi scrive «Ringrazio il Signore di aver regalato Nerino a me e alla comunità di Cilavegna, di cui sono stato parroco per circa 50 anni; ritengo dono di Dio, infine, l’avergli dato la mano nella sua malattia, accompagnandolo all’incontro con il Dio da lui amato e servito con tutto se stesso e per tutta la vita. Ora, lasciata la parrocchia per limiti di età, godo di vedere questo mio figlio spirituale camminare verso il riconoscimento della sua santità da parte della Chiesa».
GLI SCOUT Gianni Liberali, attuale responsabile degli Scout Agesci di Cilavegna, ora confluiti con Cassolnovo nel “Gruppo Lomellina Pier Giorgio Frassati”, lo ricorda così: «L’ho incontrato per la prima volta all’età di 9 anni, quando ho cominciato a frequentare il gruppo Scout di cui era stato tra i fondatori, e posso dire che trasmetteva entusiasmo ai giovani perché si metteva al loro pari, giocando, ed era un trascinatore soprattutto con l’esempio. Una volta, in un campo estivo ad Assisi, una squadriglia aveva dimenticato la tenda, e lui gli ha dato la sua, dormendo col sovra-telo».
CARITAS Fondamentale il suo rapporto con la Caritas parrocchiale di Parona: «Ho avuto il privilegio di essere suo amico fin dalla gioventù, quando entrambi andavamo a lavorare a Milano in treno – racconta il responsabile Adriano Colli – e già allora ho toccato con mano la sua gran fede, che testimoniava anche recitando il rosario durante il viaggio. Quando abbiamo costituito la Caritas parrocchiale a Parona, la prima persona a cui ho chiesto consiglio è stato lui, che ci ha aiutato a muoverci. E di fronte a certi ostacoli ci è stato di sprone, invitandoci a confidare nella divina provvidenza. Ancora adesso, dopo 39 anni di Caritas, lo consideriamo il nostro protettore».
LA PARROCCHIA «Girava con le tasche piene di monete per fare l’elemosina – ricorda Luigi De Bernardi, storico collaboratore della parrocchia di Cilavegna – e quando tornava dal lavoro, prima di riabbracciare la famiglia passava dalla casa di accoglienza per vedere se le ragazze avevano bisogno di qualcosa. E quando don Mario Tarantola era titubante su qualche idea che gli sottoponeva Nerino, lui andava a parlare da monsignor Locatelli e poi tornava tutto contento dal suo parroco con l’approvazione del Vescovo. Per me è stato un testimone della carità, del servizio gratuito agli ultimi. Ricordo che una domenica, prima della messa, quando era già minato dalla malattia ed entrava in chiesa da una porta laterale per non affaticarsi, mi disse di tener duro. Era lui che faceva coraggio a me!».
Davide Zardo


