Viaggio in paese / Albonese, tra nebbia e mais un borgo per tutte le stagioni

Questa mattina la coltre grigia è così fitta ad Albonese che nella mia mente contorta il nome di questo piccolo borgo di 550 abitanti si trasforma idealmente in Albonebbia. Invece la sua etimologia risiede da Albon, versione dialettale del torrente Arbogna che scorre in paese. E la famiglia Albonese, legata ai conti Palatini di Lomello, ha lasciato non solo il suo nome, ma un’impronta.

la sindaca Leva

L’IMPRONTA DI GROCCO Così come per il senatore Pietro Grocco (quello delle Terme di Montecatini), medico personale di Giuseppe Verdi. A lui nel settembre 2025 la biblioteca “Giorgio Leone” ha dedicato una mostra fotografica con riproduzioni di lettere di Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, il cardinale Pietro Gasparri e lo stesso Verdi, che il dottor Grocco assistette in punto di morte. «A Luigi Grocco, sindaco e padre di Pietro — spiega la presidente della biblioteca, Silvana Pozzato — il figlio ha voluto intitolare nel 1906 palazzo Grocco, nato come asilo per l’infanzia, mentre l’attuale sede del municipio, che un tempo ospitava le scuole primarie, è del 1904». Il consigliere comunale Giorgio Leone, figlio di Silvana, è morto a 25 anni nel 2015 per un linfoma. «Avrebbe dovuto occuparsi di giovani e cultura — racconta la madre, ex insegnante — ed è il ricordo di lui che mi spinge a portare avanti il suo progetto: palazzo Grocco potrebbe diventare un centro di aggregazione per giovani, favorendo l’interscambio generazionale.

Pensiamo a un anziano che porta il nipotino in biblioteca, raccontando a lui e ad altri bimbi come si viveva una volta. Sarebbe un notevole arricchimento culturale.

I VOLONTARI Alla biblioteca sono iscritti 45 ragazzi, che possono avere accesso a un migliaio di volumi. «E poi — spiega la volontaria Giuseppina Ferrotti — abbiamo un mercatino di libri usati molto ben fornito». Ad animare il paese, oltre all’oratorio e alla biblioteca, c’è il Gruppo feste che dal 1979 organizza la Sagra del mais nel mese di giugno con passione e dedizione. L’ufficio postale è aperto lunedì, mercoledì e venerdì, ed è un vero e proprio centro di aggregazione. L’impiegata, Barbara, racconta che qui gli anziani spesso si fermano a chiacchierare. Si vede che si trovano bene, anche perché l’ufficio è attrezzatissimo. «Grazie al progetto Polis — racconta la sindaca Innocenza Leva — Poste Italiane ci ha autorizzato a fare anche i passaporti, senza che gli utenti debbano più andare in questura a Pavia. E il progetto prevede anche l’installazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche. Le metteremo davanti al centro sportivo».

la biblioteca

LO SPORT Che è uno dei fiori all’occhiello di Albonese, con tre società: la Asd Polisportiva Albonese, che gestisce anche l’oratorio per aiutare il parroco don Riccardo Campari; la Polisportiva Albonese Asd Aps; la Star Volley di Mortara, che ha una 2^ divisione femminile (seconda in classifica), una 3^ per ragazzine nate tra il 2010 e il 2012, e una under 13 per i maschietti, che sono una quindicina e aumentano sempre più. «Inoltre — spiega l’allenatrice Michela Viola — ci sono una dozzina di signore che frequentano un corso di ginnastica dolce». Il presidente della Asd Polisportiva Albonese, Luciano Cecchi, è un pensionato che guida il pulmino per il trasporto scolastico a Cilavegna. E la sua società ha due squadre di calcio che vanno molto bene: una amatoriale e una 3^ categoria iscritta alla Fgc, attualmente prima in classifica alla pari con la Vogherese. C’è un unico bar, entro per riscaldarmi con un caffè, ma quando chiedo alla proprietaria se è possibile avere il suo nome e una foto, gentilmente rifiuta. «Vengo dal Veneto e sono qui da 30 anni. È un piccolo paese, o ti piace o non ti piace», mi dice soltanto. «E a lei piace?», le domando. «Sì, è un posto tranquillo».

Un salto in negozio con il farmacista paziente… con i pazienti

Cesare Rozza

Dallo sport alla salute il passo è breve, ed è quello veloce dei giovani: il dottor Cesare Rozza, laureato da tre mesi, gestisce il dispensario farmaceutico accanto alle poste. Quando vede il mio taccuino si lascia andare a un sospiro di soddisfazione: «Ah, meno male che non solo il solo! — esclama, indicando la piccola agenda che tiene nel taschino dal camice immacolato — Qui facciamo fatica con la connessione Internet, che è un po’ lenta e ha un solo ripetitore, non ho ancora capito se Tim o Vodafone. Poi c’è chi dice che la fibra è da mettere, chi invece sostiene che c’è già da due mesi… In farmacia vengono soprattutto persone anziane a cui bisogna far capire bene il dosaggio dei medicinali». È bravo a spiegare, il dottor Rozza: anche agli alunni del liceo San Giuseppe di Vigevano, che l’anno scorso gli hanno fatto tante domande sulla professione di farmacista. E gli anziani di Albonese dicono che ha tanta pazienza.

Un mestiere di famiglia da tre generazioni

La farmacia e le poste si affacciano sulla piazza della chiesa (a pochi passi dalla casa natale del dottor Grocco) dove il venerdì si tiene il mercato settimanale con un unico banco, quello dei formaggi e dei salumi. Il titolare, Marco Carpani, parla volentieri mentre accoglie i fornitori:

Fino a qualche anno fa c’erano anche la frutta e l’abbigliamento intimo, ma chi ha la macchina va nei centri commerciali, nei supermercati, e la concorrenza è dura.

«La mia famiglia fa questo mestiere da tre generazioni, prima col nonno materno, poi con mio padre e suo fratello. E con tutto questo freddo, io la prossima settimana me ne vado al calduccio, alle Canarie». A proposito, inizia a piovere. Con gocce che sembrano fiocchi, forse è nevischio. E io mentre mi avvio alla stazione per prendere il treno ho già in mente un titolo. Viaggio ad Alboneve.

Tra negozi chiusi e cuori che si aprono

La stazione di Albonese

Albonese è una piccola comunità lombarda che pulsa di umanità gentile, come un cuore contadino sotto un cielo vasto di campi d’erba e grano. La popolazione è minuta, poco più di cinquecento anime, dove ciascuno conosce l’altro per nome e dove le stagioni si leggono negli sguardi e nei ritmi quotidiani degli abitanti. È un borgo incastonato nella Lomellina, quella porzione di Lombardia che parla di risaie e di borghi silenziosi, in equilibrio tra il movimento lieve del torrente Arbogna e il tempo lento delle cascine. Qui l’antico si intreccia con il presente: strade tranquille, case con persiane che respirano il sole, e la chiesa parrocchiale che sta lì, come un punto fermo di comunità e di storia.

Sulla statale Mortara-Novara — racconta la sindaca Leva — c ’era un negozio di alimentari che adesso è chiuso, con conseguenti disagi per chi, come molti anziani, non ha l’automobile. Stiamo cercando di riaprirlo con fondi Gal. Anche la pizzeria ha chiuso, e speriamo che il proprietario dell’immobile affitti il locale per aprire una nuova attività.

La comunità è piccola ma viva, fatta di gesti quotidiani e di tradizioni che si mescolano alla convivialità. Qui si celebra tutto insieme: dalle feste patronali alle sagre di prodotti della terra, come la famosa Sagra del Mais con la sua grande polentata che unisce sapori di casa e risate sotto il cielo di settembre. «E’ una comunità che cerca di costruire insieme — racconta il parroco, don Riccardo Campari — e di stare attenta alle necessità quotidiane: l’oratorio, le feste, la parte spirituale e liturgica, con un bel coro femminile per la messa». È un luogo in cui la dimensione umana s’addensa nei piccoli eventi — una festa di paese, una tavola imbandita, un saluto al bar — e si sente davvero che l’appartenenza non è una parola vuota, ma una trama sottile fatta di condivisione, di storie familiari che si intrecciano e di mani che si stringono quando c’è bisogno. In un mondo che corre, Albonese è come un respiro profondo: piccolo ma significativo, calmo ma pieno di quei legami che solo le comunità raccolte attorno al loro paesaggio sanno custodire.

Davide Zardo

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