Viaggio in Paese / Sannazzaro, quasi una città, un gigante che non dorme mai

«Mi piace la pioggia. E la nebbia ancora di più. La neve, poi, non ne parliamo. Peccato che con la cappa di calore della raffineria, qui, non nevichi più da tanto tempo, nemmeno quando viene giù nei paesi vicini». La coltre bianca, a dire il vero, ricopre da anni non solo Sannazzaro, ma buona parte della pianura Padana. Mentre la pioggia, oggi, qui la fa da padrona. E la signora Franca Magnani — in pensione dopo 40 anni trascorsi a capo della segreteria comunale — è contenta.

EVENTI DI NICCHIA Con lei, nel salone del circolo culturale Ellisse, al primo piano di palazzo Cordera, altre due ex dipendenti del municipio: Marinella Fassi (servizi sociali) e Pinuccia Sacchi (anagrafe) oltre a Fiorenza Marziani, presidente di una biblioteca con 20mila volumi e un migliaio di iscritti. A fare gli onori di casa il sindaco Roberto Zucca e Marco Biandrati, responsabile di Ellisse, un circolo culturale che come i salotti letterari di fine ‘800 organizza eventi “di nicchia” ma capaci di attirare un pubblico sempre più numeroso. Nella sala di palazzo Cordera, intorno a un pianoforte, diverse sculture di Domenico Reali, che oltre a dar lustro al paese, ha trasmesso l’amore per l’arte ai figli: il pittore Vittorio e lo scrittore Alessandro. Ma come si vive in questa cittadina di 5.300 abitanti? E qual è il ritratto-tipo del sannazzarese? «La patria — inizia Fiorenza Marziani, citando Cicerone — è dove si sta bene. E questo è un paese vestito da città, dove chi è nato prima che arrivasse l’Eni (che ha impresso un forte avvicendamento di manodopera) ha un senso di appartenenza diverso rispetto a tanti lavoratori che si fermano per qualche mese, poi si spostano». Già, la raffineria, un gigante che non dorme mai. Croce o delizia, dipende da dove la guardi. Non nevica più, è vero. Ma negli anni qui sono piovuti investimenti, compensazioni, opportunità, grazie a uno dei più grandi stabilimenti petrolchimici d’Italia.

ECONOMIA CIRCOLARE «A Sannazzaro – spiega il sindaco Zucca — abbiamo un’economia circolare grazie a un gas simile al Gpl, prodotto da Eni. Lo scarto dalla lavorazione del petrolio che prima veniva bruciato in torcia, adesso è distribuito in paese grazie all’azienda del gas, con un prezzo migliore, legato prima alla benzina poi al metano, e un’alta potenza calorica che permette di riscaldare più velocemente gli ambienti». Anche gli animi si riscaldano, soprattutto in politica. Anche per la raffineria, dove il 1° dicembre 2016 era scoppiato un incendio. A proposito, quanto è difficile fare il sindaco?

All’inizio non è semplice — continua Zucca — finché stai dall’altra parte le cose le immagini, ma non le vivi. Per fortuna ti aiuta il personale degli uffici; diciamo che i tecnici sono la stazione che resta, e gli amministratori il treno che passa.

Sagre e primati / Fra tradizioni e record da Guinness

Sannazzaro è il paese dei record, più volte nel Guinness dei primati grazie a risotti e cioccolato realizzati dalla Pro loco soprattutto a Carnevale, dove la maschera del Burgundo è diventata il simbolo della festa. Una festa che continua a tavola con numerosi marchi DeCo: prodotti da forno a base di farina di riso (pane, torte e biscotti), il risotto alla sannazzarese (riso baldo lomellino, barbabietole rosse frullate e pasta di salame d’oca) elaborato dallo chef Nicolò Boveri, il gelato di riso di Massino Invernizzi, il formaggio vaccino “burgundella” del caseificio Coldesina, e la Sagra del riso (la prima in Lomellina) arrivata all’edizione numero 45. Ma i record non finiscono qui: «Nel 2024 — racconta l’ex impiegata comunale Marinella Fassi — Orietta Berti è venuta qui per un concerto e ha detto che abbiamo il sindaco più bello d’Italia». Che da poco è diventato nonno di una bella nipotina. Anzi, come precisa lui, «papà al quadrato». Che fa fino e non impegna.

Il baseball non è uno sport per “maschiacci”

Tra le particolarità della “più bella terrazza della Lomellina” — come la chiamava l’abate Goffredo Casalis contemplando le Alpi dal ponte sul Po — anche la società sportiva “Sannazzaro baseball softball“, che ha una squadra maschile di serie C, una femminile in B, e una mista per bambini dai 4 ai 10 anni; con la speranza di dar vita a una formazione under12 per il 2027. Nata nel 1971 grazie a Enzo Quaglieri, Paolino Vidali e Piercarlo de’ Ghislanzoni (unico dei tre rimasto in vita) la compagine affronta con disinvoltura campionati nazionali ed esteri. «Molte ragazze all’inizio sono titubanti, pensano che il softball sia uno sport per “maschiacci” — spiega il general manager Luca Girotto — poi invece si divertono e imparano a stare in squadra. I ruoli del lanciatore e del ricevitore sono molto impegnativi, ma lo spirito è quello di una seconda famiglia e questo permette di fare amicizia anche con le avversarie; cosa che in Europa e soprattutto in America è molto diffusa».

Un’inclusione che passa dalla generosità

Tre chiese, tre banche, tre supermercati più un quarto in arrivo. Un gruppo di Protezione civile sempre pronto con un piano d’emergenza comunale tra i pochi del territorio, la Croce d’Oro in prima linea per l’assistenza sanitaria, l’Avis e la caserma dei Carabinieri. A Sannazzaro sembra non mancare nulla, ci sono anche sette parchi e un centro sportivo attrezzatissimo; e poi la Rsa del Pensionato sannazzarese, il teatro Sociale diretto da una fondazione che organizza corsi e laboratori, un Polo tecnologico con gli uffici di una decina di aziende e le sedi di diverse associazioni culturali e di volontariato, un istituto comprensivo che abbraccia le scuole di ogni ordine e grado dall’asilo nido alle superiori.

Stiamo vivendo un cambio d’epoca dall’analogico al digitale – commenta il sindaco Zucca — che bisogna riuscire a cavalcare senza lasciare indietro nessuno.

Ma quello che conta è il cuore dei sannazzaresi, con una Caritas parrocchiale sempre attenta ai bisognosi, uno Sportello lavoro, e i servizi sociali che negli ultimi anni hanno visto un progressivo aumento delle richieste di aiuto. Recentemente, poi, il parroco don Luca Girello ha lanciato un appello per riparare il tetto dell’oratorio, rovinato da infiltrazioni d’acqua, e la comunità ha risposto in massa aderendo a una raccolta di fondi che ha superato i 50mila euro. «Molti ragazzi musulmani — continua Zucca — non vanno in chiesa, ma frequentano l’oratorio. È un bell’esempio d’integrazione». Un’inclusività che si realizza anche col Centro diurno disabili e col progetto Archimede della cooperativa Gli Aironi per l’avviamento al lavoro di ragazzi con disabilità lieve. Insomma, Sannazzaro è un buon posto per viverci? «Per me sì, — Marco Biandrati non ha esitazioni — giro per strada, saluto la gente, e se ho un problema trovo chi sa ascoltarmi. Negli anni ’60, quando arrivavano i primi immigrati dal Sud, c’era uno di loro che con fierezza si presentava così: “Mi son Tonio al teròn”. E un giorno, nell’ufficio di un amico, sento una voce alle mie spalle: “Uè, Michele, mi serri su e vo a cà”. Mi giro e vedo che è uno di colore. Più integrati di così…»

Davide Zardo

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1 commento

  1. Tutta la Lomellina sta subendo un progressivo degrado. Sannazzaro non è da meno. I giovani che studiano o che possono, cercano alternative e se ne vanno. Arrivano tante “nuove risorse”: prima dal sud, poi dall’est, ora extracomunitari. Cultura, abitudini e pure religioni diverse. L’integrazione non c’è, troppo e in pochi anni, il nuovo rispetto al vecchio. Ciò che esiste, quali strutture, servizi e organizzazioni sociali, messi a dura prova, resistono a fatica, i vecchi residenti lo vedono, il declino inesorabile.
    La sicurezza poi viene meno e tutto il Paese (citta’) ne risente.

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