Osservatorio 12-12 / (Nie) wieder

“Wieder”. Di nuovo in tedesco. «A questo assistiamo. Di nuovo guerra. Di nuovo razzismo. Di nuovo grandi disuguaglianze. Di nuovo violenza. Di nuovo aggressione». Sono le parole pronunciate dal presidente Sergio Mattarella il 16 novembre per la “Giornata del lutto nazionale” al Bundestag di Berlino. Invitato a fare memoria dei caduti, Mattarella ha volto lo sguardo dai quasi cento milioni di morti della prima e della seconda guerra mondiale ai morti di oggi:

Come è possibile che tutto questo sia potuto accadere e pretenda di ripresentarsi?.

In questo momento la voce di Mattarella è una delle poche capace di svettare nella moltitudine di leader europei balbettanti tra Russia, Cina e Stati Uniti, che parlano con leggerezza di guerre con la Russia e sembrano aver adottato la logica delle armi, dal “Rearm Eu” alla corsa libera a riarmare della Germania. Non che non ci sia un’esigenza di sicurezza: già da Obama gli Stati Uniti hanno avvisato il Vecchio Continente, Trump, con la brutalità che lo contraddistingue, ha proseguito su questa strada e nella Strategia di sicurezza nazionale ha messo nero su bianco che «i problemi più ampi che l’Europa deve affrontare includono le attività dell’Ue e di altri organismi transnazionali che minano la libertà e la sovranità politica […]». Bisogna prepararsi a tempi nuovi dunque. Ma chi ricorda il “si vis pace para bellum” (se vuoi la pace prepara la guerra) dei Romani, dovrebbe anche ricordarsi che tra la Repubblica e l’Impero le porte del tempio di Giano rimasero chiuse forse per 5 anni. Le porte rimanevano serrate in tempo di pace e restavano aperte in guerra; accadde per 5 annni su un totale di 1229. In tempi più recenti il “dilemma della sicurezza” fu una delle concause della prima guerra mondiale, in una spinta reciproca a riarmarsi innescata dalla Prussia. L’equilibrio tra deterrenza necessaria e garanzia di pace è dinamico e richiede, prima delle armi, una classe dirigente avveduta, ciò che non c’è.

Eppure il presidente Mattarella ricorda che «abbiamo saputo dar vita a un’area di pace, di libertà, di prosperità, di rispetto dei diritti umani, che non ha precedenti nella storia» e anche oggi «tocca a noi, tocca anche a noi» il compito di «opporre la forza del diritto alla pretesa preminenza della forza delle armi». Per Mattarella «il multilateralismo non è burocrazia, come invece asseriscono i prepotenti: è l’utensile che raffredda le divergenze e ne consente soluzione pacifica». È il sangue freddo che difetta ai «nuovi “dottor Stranamore”» che «si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba “amare la bomba”» e che sono promotori «di un linguaggio perentorio, duramente assertivo, che rivendica supremazia». Da un lato pare di avvertire l’eco dello «spirito di Caino» di papa Francesco: «Purtroppo la logica dominante è quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, o influenza ideologica e o influenza militare». Dall’altro lato si evidenzia la sintonia con Leone XIV che, nel discorso di congedo dal primo viaggio apostolico in Turchia e Libano, ha affermato «le armi uccidono, la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta!». Non “wieder”, ma “nie wieder”. Mai più.

Giuseppe Del Signore

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