La lontra tornerà nel Ticino? Può darsi. Ma… se ci fosse già? Da qualche tempo il raro mustelide acquatico in tutta Europa sta vivendo una fase di recupero ed espansione in buona parte di quello che era il suo areale d’origine, Alpi comprese. In Svizzera, più di 25 anni dopo la sua scomparsa, la specie nel 2016 è riapparsa in diversi bacini idrografici, tra cui quello del Ticino, e anche in Italia si sono registrate segnalazioni in zone nelle quali la lontra era considerata assente, come la Val Chiavenna, la Valtellina, il Friuli, l’Alto Adige. In questo contesto si inserisce Iniziativa Ticino, programma transfrontaliero tra Italia e Svizzera:
Il Ticino è un ambiente potenzialmente favorevole per il ritorno spontaneo della lontra, l’intenzione è quella di “accompagnarne” il ritorno, attraverso il monitoraggio della specie, delle sue prede, del suo habitat, la ricerca scientifica e soprattutto favorendo la coesistenza con le attività umane
spiegano da Oikos, organizzazione non-profit di biologi e uno dei soggetti deputati a portare avanti questo monitoraggio. E mentre gli scienziati scandaglieranno il fiume, chissà che non si imbattano in quelle lontre che già si nascondono nel Fiume Azzurro: sì, perché proprio nell’area della Lomellina una piccola popolazione di lontre vive ancora. Una ricerca condotta tra il 2008 e il 2018 e un’altra, datata 2020, hanno confermato la presenza di almeno 6 esemplari nel tratto di fiume che scorre tra Cassolnovo e Bereguardo; eppure l’ultima osservazione di questo mammifero in Lomellina risaliva al 1981, nei boschi tra Garlasco e Gropello. Da dove arrivavano quindi le lontre? Non si trattava di superstiti del nucleo originario, decimato dall’eccessiva antropizzazione del Fiume Azzurro, ma da alcuni progetti di ripopolazione tentati negli anni ‘90: nel 1997, una coppia di animali fu rilasciata dalla riserva di Bosco Vedro, in provincia di Novara, mentre nel 2001 una femmina con un cucciolo, in seguito a un’alluvione, fuggì dall’area La Fagiana di Magenta. Il progetto fu poi abbandonato: alcuni dei mustelidi rilasciati in passato erano infatti discendenti di animali ibridatisi con esemplari di una diversa sottospecie asiatica e di conseguenza non idonei a ricostituire l’antica biodiversità.
Ma se le lanche della Lomellina hanno offerto rifugio a questa sparuta famiglia di “ibridi”, c’è speranza che possa essere una casa accogliente anche per le lontre elvetiche, quando finalmente supereranno le Alpi e, nuotando sotto il pelo dell’acqua, torneranno a ripopolare anche la nebbiosa pianura Padana.
Alessio Facciolo


