Cent’anni d’Araldo / Futuro con nuovi progetti

Anno nuovo, il ventitreesimo per la testata diocesana. E cento anni fa l’Araldo Lomellino faceva il punto della situazione e si proiettava nel futuro con nuovi progetti e una nuova organizzazione. Innanzitutto, il bilancio dell’attività svolta fino a quel momento:

È la constatazione più gradita e più promettente – scriveva la Redazione in prima pagina nell’ultimo numero del 1925 – per un giornale che, come l’Araldo può vantare, non ha mai cambiata bandiera, vivendo di vita propria, nutrito solo dalla fiducia dei proprii lettori, allargando ogni anno la sua propaganda.

I cattolici della diocesi seguivano il giornale con attenzione e generosità. E anche la situazione economica era soddisfacente. L’invito ai lettori era di continuare a sostenere il giornale, che per il 1926 aveva deciso di non modificare i prezzi di abbonamento (10 lire annui, 15 lire il sostenitore). «L’Araldo, trovandosi in buone condizioni finanziarie, mercè la fedele rispondenza di tutti i suoi lettori, – scriveva ancora la Redazione – non sente il bisogno di aumentare il prezzo annuale di abbonamento, nonostante che la carta sia in continuo aumento. Quasi tutti i settimanali hanno ormai portato a dodici lire il prezzo di abbonamento. Noi, per ora, non ne sentiamo il bisogno». Le cose, insomma, in redazione andavano bene e il giornale poteva interpretare il pensiero della Chiesa vigevanese rappresentando un punto di riferimento per i credenti e una presenza significativa sul territorio.

Anche se le critiche non mancavano, neppure allora. «L’Araldo – si proseguiva – non piace a tutti. C’è chi lo critica: è naturale. Innanzitutto perché è roba nostra. Se fosse forestiera, per esempio, sarebbe subito più ben fatto. Si sa». In redazione, però non ci si nascondeva che si potesse ancora migliorare. «Ammettiamo senz’altro che l’Araldo ha dei difetti, ha delle deficienze, ha delle cose che non a tutti piacciono. Vuol dire che cercheremo di correggerlo e perfezionarlo sempre di più». Ma all’impegno della redazione doveva corrispondere quello dei lettori. A proposito di gusti, «il gusto più bello, però, è questo: leggere sempre e solo la stampa cattolica, specialmente quella diocesana: parlarne sempre bene per farla stimare: aiutarla con l’offerta e con la collaborazione: diffonderla dovunque: suggerirne i miglioramenti… e soprattutto pregare per quelli che hanno il non facile compito di compilarla».

Carlo Ramella, storico locale

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