Steiner era evaso dal carcere da tre giorni, quando girando la città in cerca dell’ennesimo rifugio in cui spostarsi, si trovò di fronte all’imponente edificio della biblioteca centrale. Era notte e tutte le luci erano spente, ma avvicinandosi Steiner notò che una porticina laterale era socchiusa. Non appena fu dentro, riconobbe il luogo che aveva visitato in sogno tante volte.
Quella per lui non era una semplice biblioteca, ma La Biblioteca: un vasto labirinto in cui vagare alla ricerca di libri sconosciuti e illusioni perdute. Del labirinto classico aveva la forma circolare, con tanti corridoi tortuosi che si diramavano da un nucleo centrale. Secondo la mitologia greca al centro del labirinto di Cnosso c’era il Minotauro, una mostruosa creatura per metà uomo e per metà toro. Si stava chiedendo cosa avrebbe trovato lui, al centro del labirinto, quando si imbatté in un volume che sulla costa portava il suo nome. Lo sfilò dallo scaffale e scoprì che era la sua autobiografia.
Quella che scriveva in sogno quasi ogni notte, mentre sognava di trovarsi nella biblioteca. Era incredibile: come avevano fatto a stampare ciò che aveva scritto solo in sogno? Forse, pensò, anche quello era un sogno. Eppure era tutto così reale. Mentre scorreva le pagine della sua vita, percorrendo i tortuosi corridoi pieni di libri, Steiner si accorse di essere vicino al centro del labirinto, di cui poteva scorgere una scrivania. Un uomo robusto, con un impermeabile grigio, era chino su un libro aperto. Quando vide Steiner sorrise lievemente. «Ti aspettavo – disse – sono il commissario Toni Ramou». E trasse da una tasca del soprabito un paio di manette.
«Come sapeva che sarei venuto qui?» chiese Steiner, porgendo i polsi dopo aver posato il libro sulla scrivania.
Era scritto nella tua autobiografia. Parlava di una enorme biblioteca in cui amavi rifugiarti per scrivere e leggere.
«Ma io non ho mai scritto questo libro. Ho solo sognato di farlo».
Il poliziotto sospirò. «A volte i sogni diventano realtà – disse – E questo per te adesso è un incubo».
Steiner scoppiò in una risata amara.
«Che c’è adesso?». chiese Ramou.
«Niente – Steiner si incamminò col poliziotto in cerca dell’uscita – È solo che poco fa mi chiedevo cosa avrei trovato al centro di questo labirinto. E adesso ho scoperto che la risposta è nel suo nome, commissario Ramou. Toni Ramou. È l’anagramma di Minotauro».
Davide Zardo

