Il Teologo nel pallone / Il senso del Cenacolo

Il cenacolo nell’antica Roma indicava, come dice la parola stessa, la sala nella quale si cenava e che di solito era situata al piano superiore. Per antonomasia, poi, il termine è passato ad indicare la stanza nella quale Gesù ha fatto l’ultima cena con gli apostoli istituendo il sacramento dell’Eucaristia e dove poi è disceso sugli Apostoli lo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Il Cenacolo è uno dei luoghi santi più importanti per i cristiani e si ritiene che sia stata anche la residenza della prima chiesa.

Ci troviamo a poche centinaia di metri dalla Porta di Sion, nota anche come Porta del profeta David o Porta del quartiere ebraico, che si trova nella zona sud-ovest delle mura e che costituisce, oltre che un importante punto di riferimento storico e religioso, uno dei punti di accesso più importanti alla Città Vecchia di Gerusalemme. Nel IV secolo il vescovo Epifanio racconta di aver visto il Cenacolo, risparmiato dalla distruzione di Gerusalemme dell’imperatore Adriano, dopo la seconda rivolta ebraica (II secolo). Per questo motivo, sul luogo fu costruita una grande basilica, sempre alla fine del IV secolo, che venne chiamata «Santa Sion» e «Madre di tutte le chiese». Dopo la demolizione del 1219, ordinata dal sultano, rimase in piedi soltanto la stanza crociata del Cenacolo, con la sottostante commemorativa Tomba di Davide. Quando si entra in questa stanza, la mente non può non riportarci immediatamente all’Ultima cena e all’istituzione dell’Eucaristia. È quello che noi celebriamo in questo tempo nella solennità del Corpus Domini.

E l’esperienza che si fa, che si percepisce profondamente nel cuore, è che il Signore non ci ha lasciati soli.

Ogni giorno possiamo constatare come chi ama davvero desidera rimanere accanto alle persone cui vuole bene: la mamma non lascia il suo figlio malato; un papà che ha un figlio lontano fa di tutto per andare a trovarlo. Gesù stesso, raccontando la parabola del Buon pastore, ci dice che questi rimane sempre accanto al suo gregge, anche quando vede arrivare il lupo. Chi ama rimane. Gesù è colui che ama davvero e quindi rimane sempre con noi: ecco il senso più profondo dell’Eucarestia. Attraverso questo segno sacramentale, egli rimane presente per tutti coloro che vogliono incontrarlo, che vogliono ricevere i suoi doni, che vogliono rivivere la sua storia, la sua passione e la sua morte: Gesù rimane nel suo Corpo e Sangue, cioè nella sua persona. Noi spesso siamo tentati di pensare che il Signore si trovi in un luogo lontano e sconosciuto, nell’alto dei cieli, e non ci accorgiamo che invece è rimasto vicino a noi, cammina per le nostre strade, affronta con noi i problemi di ogni giorno. Nell’Eucaristia il Signore è presente in mezzo al suo popolo e si rivela non come un Dio lontano, ma come un Dio vicino; non un Dio giudice, ma un Dio fratello; non un Dio solitario, ma un Dio solidale, amico. Gesù ce lo aveva promesso: «Non vi lascerò mai soli, sarò con voi tutti i giorni».

don Luca Pedroli, biblista presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma

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