Quelli della via / Il Cammino di Santiago, verso una meta di vera fede

Il divertente film di Checco Zalone “Buen Camino” ha contribuito a far conoscere al grande pubblico il Cammino di Santiago.

DUE RISCHI La popolarità che i cammini stanno assumendo porta però con sé due rischi. Il primo consiste nel considerare il cammino fine a sé stesso, svincolato da implicazioni spirituali o religiose. Il secondo pericolo è di fatto connesso al primo: spesso ci si dimentica che la meta è lo scopo vero del cammino; ci si sofferma sull’itinerario, sulle tappe intermedie, sulle fatiche e difficoltà, sull’attrezzatura necessaria e si trascura il senso ultimo del cammino, ossia la visita alla tomba dell’Apostolo, meta vera ed unica del pellegrinaggio a Santiago. Appare dunque opportuno spendere qualche riga per riscoprire l’attore principale del cammino, ossia quel Giacomo Maggiore, uno dei dodici apostoli. La sua vita e la sua morte rappresentano un mix accattivante di Nuovo Testamento, tradizione religiosa, leggende, studi archeologici. Al di là dei numerosi episodi riportati nei Vangeli, Giacomo il Maggiore, fratello di Giovanni, è citato negli Atti degli Apostoli solo in due versetti, in occasione del suo martirio (Atti 12, 1-2). Nel testo di Luca si dice che Erode Antipa, (nipote di Erode il Grande, re di Giudea dal 40 al 44 d.C.) mette a morte per decapitazione (“fece uccidere di spada” dice il testo) l’apostolo Giacomo.

Insieme verso la Pasqua
pellegrini in cammino

IL MARTIRIO Abbiamo quindi una data approssimativa della morte, il luogo (la Giudea, forse Gerusalemme stessa) e la modalità del martirio. Un racconto simile è presente in alcuni testi di Clemente Alessandrino (150-215 d. C.) ed Eusebio di Cesarea (260-339 d.C.), i quali probabilmente si rifanno anche ad antiche tradizioni orali. Ma come si spiega che Giacomo sia morto in Giudea tra il 40 e il 44 d. C. e il suo sepolcro sia in Galizia, all’estremità occidentale del mondo allora conosciuto? Secondo la tradizione patristica, in obbedienza al comando di Gesù gli Apostoli divennero missionari del Vangelo in terre lontane. Per questo motivo ognuno di loro scelse una zona di evangelizzazione: Pietro divenne predicatore in Asia prima di approdare a Roma e qui essere martirizzato; ad Andrea toccò la Grecia e l’odierna Ucraina; Tommaso si spinse fino in India; Barnaba è considerato il fondatore della chiesa di Milano; Giovanni è presente ad Efeso e Patmos; Matteo scelse le strade africane e l’Etiopia e così via. Giacomo il Maggiore è strettamente legato alla Penisola Iberica; ce lo dicono tra gli altri Didimo il Cieco, morto ad Alessandria d’Egitto nel 398, S. Girolamo (347-420) e S. Isidoro, vescovo di Siviglia (560-636). La predicazione degli Apostoli è poi descritta nel testo bizantino denominato Breviarium Apostolorum, risalente al VII secolo. Dunque, secondo la tradizione della chiesa primitiva, la predicazione di Giacomo in Spagna sarebbe un fatto assodato, testimoniato anche dalle numerose antiche cappelle dedicate a lui un po’ in tutta la Spagna nordoccidentale; non va inoltre trascurato il fatto che Giacomo era considerato già nel V secolo patrono del regno delle Asturie, unico stato cristiano all’epoca dell’occupazione araba della penisola iberica.

C’è poi un’altra tradizione di particolare significato legata a quella che viene considerata la prima apparizione mariana della storia.

LA VISIONE Secondo quanto ci viene tramandato, l’apostolo Giacomo, dopo aver predicato per alcuni anni in Galizia, decise di tornare a Gerusalemme, scoraggiato a causa degli scarsi risultati ottenuti dalla sua attività missionaria. Mentre era in viaggio, nei pressi della città romana di Caesar Augusta (l’odierna Saragozza) ebbe una visione. Gli apparve la Madonna, su un pilastro, forse un miliarium romano. La tradizione dice che l’apparizione avvenne nell’anno 40, quindi poco prima del ritorno e martirio di Giacomo a Gerusalemme. La Madonna chiese a Giacomo di fondare su quel luogo una cappella, che poi diventerà il maestoso santuario della Madonna del Pilar, uno dei luoghi più venerati della Spagna. Terminata l’apparizione, secondo la tradizione Giacomo avrebbe ripreso il cammino verso Gerusalemme, dove avrebbe trovato il martirio, come testimoniato negli Atti degli Apostoli. Dopo il martirio, il corpo di Giacomo, riposto in un’arca in pietra, sarebbe stato portato in nave in Galizia da due suoi discepoli (Teodoro ed Attanasio). La barca approdò nella zona di Iria Flavia, l’odierna città di Padron posta a circa 20 km dalla moderna Santiago. I due discepoli chiesero alla regina Lupa, che regnava in quei luoghi, un posto dove seppellire il santo. La regina offrì loro un carro con una coppia di tori selvaggi per il traino. Non appena aggiogati, i tori diventarono mansueti e senza guida partirono fino ad un luogo chiamato Castro Lupario, da dove si rifiutarono di muoversi. Teodoro ed Attanasio scelsero quindi quel luogo per la sepoltura di Giacomo, il cui culto rimane vivo in tutta la Spagna nord occidentale. E’ un fatto storico che nell’anno 722 (quindi parecchi anni prima del ritrovamento del sepolcro) S. Giacomo sia proclamato protettore dell’appena nato Regno delle Asturie, piccolo stato cristiano sopravvissuto all’occupazione araba. (continua)

Roberto Giuliani

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